venerdì 11 settembre 2009

Survival of the dead


Oggi faccio un'eccezione recensendo un film. Ho visto Survival of the dead di Romero alla mostra del cinema di Venezia e credo di fare cosa gradita a molti parlandone in anteprima. Purtroppo devo subito dire che il film è una cazzata micidiale. C'è un tentativo, molto esplicito , di fare un western-zombie. Due famiglie su un'isola che si combattevano anche prima degli zombi, continuano a farlo dopo. Il film si presenta come una sorta di per un pugno di dollari senza però lo straniero-Eastwood a fare da ago della bilancia. A questa faida si aggiunge un gruppo di soldati in fuga dal continente che si inserisce nella lotta. Infine c'è l'ulteriore elemento dell' intelligenza degli zombi; possiedono anora un' anima? Possono essere curati?

Insomma leggendo sopra il film si presenta come una ficata.

Purtroppo il risultato fa vomitare, nonostante vorrei aggiungere una spesa non indifferente e un cast tutto sommato di buon livello. La trama viene sfilacciata in maniera talmente forzata e grossolana da diventare prestissimo ridicola. Gli attori sono tutti usati in maniera eccessiva nonostante, ripeto, non siano affatto male. Sono sprecati in malo modo, il che è una cosa molto grave per un regista. Le situazioni , nonostante una frenetica velocità nella sceneggiatura, si svolgono con una lentezza insopportabile. Infine ci sono gli zombi, che qui vengono trattati veramente male. Non fanno mai paura ma servono esclusivamente per risolvere le situazioni in ridicolo. C'è un uso dello splatter eccessivo senza alcun motivo. Si capisce che c'è stata , più che un' influenza, un maldestro tentativo di scopiazzare Planet Horror. Una cosa che mi ha dato veramente fastidio è lo zombo che compare alle spalle del protagonista di turno che non se ne accorge fino all'ultimo. Una volta, due volte , tre volte... Magari negli spazi chiusi la cosa potrebbe far paura ma a volte succede anche nel deserto del Gobi. Il protagonista si gira tutto intorno, non c'è niente per 6000 km, nemmeno una farfalla; poi dice una cazzata del tipo "sembra un posto sicuro qui" e zac, si materializza uno zombo dal nulla alle sue spalle che cerca di mangiarselo. Succederà una quarantina di volte.... In pratica il film è un tentativo di fare un film comico zombesco, ma dopo l'invasione dei morti dementi e Planet horror Romero arriva molto in ritardo e col fiato cortissimo. Insomma devo dire che il declino di Romero, che già ci aveva abituato a film molto brutti, raggiunge il fondo. Sconsigliatissimo.

martedì 8 settembre 2009

The world war Z




Comincia in uno sperduto paesino della Cina. E subito dilaga in tutto il mondo. La piaga, la peste ambulante, l'epidemia. La guerra degli zombi. Creature mostruose che contagiano e fagocitano il nostro pianeta, la nostra casa. I sopravvissuti sono pochi. Una storia irreale? Il semplice parto della fantasia di uno scrittore? Forse. Max Brooks, con l'artificio di una raccolta di interviste "sul campo", dà vita a un affresco in cui le tante e diverse voci ricreate e animate in questo libro parlano di guerra, sofferenza e solitudine, ma anche di speranza, coraggio e nobiltà.


Attirato come una falena verso la luce artificiale di recensioni molto positive mi sono risolto a sborsare 30 euro per comprare world war Z e il sequel, il manuale per sopravvivere agli zombie, che in realtà è stato il primo libro del figlio di Mel brooks. Immaginate di avere 15 anni massimo e frequentare la prima o al limite la seconda superiore. Guardate un film sugli zombie di Romero e la vostra fantasia galoppa. Vi immaginate posti e situazioni zombesche. Questa è l'operazione che Brooks mette in atto, scrivendo un libro che fa raggiungere all'horror e alla fantascienza il fondo del pozzo della qualità letteraria. Purtroppo se il livello di questi libri è ormai questo ci sono poche speranze per gli appassionati. Capisco che questo giudizio non raccoglierà il favore di molti (sono davvero tante tante le recensioni entusiaste che ho trovato in rete) ma bisogna rendersi conto che producendo e spingendo in libreria libri brutti il fantastico e l'horror si tagliano le gambe agli scrittori bravi e sconosciuti e si uccide un genere.Brooks decide per un taglio originale, infatti tutto il libro è composto da interviste che un fantomatico giornalista fa a vari personaggi impegnati nella recente guerra agli zombi. Originale forse ma aimè dopo la terza intervista già non se ne può più. Sarà che il livello della narrazione è piattissimo, sarà che nonostante l'autore cerchi di cambiare stile ad ogni intervista queste sembrano fatte tutte alla stessa persona, con l'unica variante del numero di cazzi. Più il livello culturale del presunto intervistato scende più aumentano i cazzi. Il culmine è toccato da un fante americano che parla più o meno così: "cazzo buon cazzo di giorno cazzo. E, cazzo, lei come sta, cazzo cazzo cazzo? Noi stavamo meglio prima di sentire tutto questo turpiloquio di sicuro, grazie. Il mondo descritto da Brooks inoltre sembra uscito da un TG di un Minzolini americano. In giappone ci si difende dagli zombi con le spade come gli antichi samurai (!), in Russia si fa la decimazione (???) dell'armata rossa . Cioè viene fucilato il 10% dell'intera armata rossa per "rinsaldare le fila" (????). Israele si salva perchè fa il Muro (e te pareva), accoglie tutti i palestinesi (si certo..) e si combatte una guerra civile contro gli ebrei ultraortodossi che vengono tutti uccisi (si credibile si si). A Cuba i profughi americani portano la democrazia (eh??) e costringono Fidel Castro alla transizione dal cattivissimo regime comunista a quello idilliaco della democrazia e della libertà. In Corea del nord c'è il comunismo, e quindi mangiano i bambini. Si, mangiano davvero i bambini, ma non quando arrivano gli zombi ma prima, quando c'era solo il comunismo, prima della crisi. Devo riconoscere la mia ignoranza, è la prima volta che leggo un libro dove i comunisti mangiano davvero i bambini, credevo fosse una di quelle leggende metropolitane di propaganda destinata al confino in qualche barzelletta. Viene fatta un'apologia dei marines americani, gente tosta e abituata ad arrangiarsi che inventa l'arma definitiva anti-zombi, un'asta di metallo con una falce (geniale?) che serve a sbuzzare gli zombi. Questa enorme invenzione assolutamente impossibile da ideare per qualcuno che non sia un marine tosto e abituato ad arrangiarsi è talmente eccezionale che il coordinatore americano ne tiene un esemplare incorniciato in ufficio , a eterno monito della genialità del popolo USA (eeehhh??)Purtroppo quando si fa manierismo sull'horror e sul fantastico in generale si arriva a questi assurdi. La sospensione dell'incredulità si applica volentieri ad un supermercato assediato dagli zombi, ( metafora del consumismo? ) ma non può certo applicarsi ad un intero pianeta. Tanto più che le soluzioni applicate sono quelle bambinesche dei fucilieri (ma guarda) che sparano in testa ai mostri, degli spadaccini che ne tagliano le teste. Come si può credere che dove riescono pochi fucilieri non riescano eserciti moderni? Bisognerebbe ricordare a Brooks che gli americani e gli inglesi hanno fatto 6 milioni di morti in Irak prima ancora dell'intervento degli alleati (tra cui noi),cioè prima dell'ingresso in Irak nella seconda guerra e non credo avrebbero problemi a far fuori un numero equivalente di zombi Newyorchesi. Invece Gli zombi che dilagano da New York spazzano via e costringono alla fuga l'intero esercito americano nell'episodio che tocca secondo me il vertice dell'idiozia di quest'opera!
L'operazione di Max Brooks è una appropriazione indebita di un intero genere che non ha scrupoli a portare al suicidio. In questo caso sono assolutamente sicuro che il ragazzo è riuscito a pubblicare questo libro esclusivamente perchè figlio di Mel Brooks. Il risultato è un libro che non meritava nemmeno la pubblicazione su una fanzine e che invece si trova in libreria ben spinto e ben caro, che come gli zombi di cui parla trasmetterà verso il genere horror un giusto, in questo caso, giudizio di incapacità letteraria, reazione, mancanza di stile e di idee, ad ogni scorsa di pagina invece che ad ogni morso. Quando all'inferno dei libri scritti male non ci sarà più posto, questi sorgeranno nelle librerie rinomate a 16 euro a copia...

NOTA: Non è da questi particolari che si deve giudicare un'opera, ma sicuramente trovare dei refusi in un libro pubblicato in edizione di "lusso", preso in libreria e pagato 16 eurozzi infastidisce non poco e getta una luce sinistra sul mondo dell' editoria moderna. Siamo messi male, noi lettori prima ancora che i poveri scrittori emergenti.



L'autore

Maximillian Brooks è nato a New Yorkil 22 maggio 1972.
Oltre che scrittore, è anche sceneggiatore e attore.
Foto e immagini prese da:

lunedì 7 settembre 2009

The incredible Tide










Il più disastroso conflitto mondiale di ogni tempo causa maremoti e terremoti che innalzano le acque degli oceani fino a sommergere i continenti. I pochi sopravvissuti cercano di riprendere i contatti coi loro simili, tentando di ripartire daccapo su un pianeta oceanico costellato da isole che una volta erano vette e altipiani. Il destino del giovane Conan, naufragato da solo su un isolotto, è quello di divenire uno degli elementi più importanti per l'alba di un nuovo mondo. Un racconto per ragazzi profondamente antimilitarista e dai risvolti ecologisti.




Nella vita di ogni appassionato esiste sempre un sacro Graal, un fumetto, film, canzone o album introvabili che si desidera raggiungere prima o poi. Il mio sacro Gral è stato questo libro: the incredible tide di Alexander Key. Ogni volta che da ragazzino iniziava una puntata di Conan il ragazzo del futuro leggevo la dedica a questo libro, che ho cercato per molti anni. Poi grazie a Timothy John Berners-Lee che nel '91 pagato con un contratto a progetto inventò internet ho potuto concludere la mia ricerca. Alcuni appassionati tradussero da soli l'introvabile opera mettendola in rete. Ho così scoperto perchè the incredible tide non sia mai stato tradotto in italiano ; perchè questo racconto lungo è decisamente mediocre. E' decisamente piatto e, senza guizzi di sorta. E' apprezzabile la visionarietà dell'opera di Key, ma il risultato non raggiunge nemmeno la sufficenza. Eppure in questa brutta opera Hayao Miyazaki e Keiji Hayakawa hanno visto qualcosa di grandioso e lo hanno tirato fuori. Conan il ragazzo del futuro è , e mi prendo la mia responsabilità per questo, la più grande e bella opera animata della storia. Sicuramente ai giorni nostri abbiamo avuto la fortuna di vedere il disegno animato a disposizione di opere per adulti, come i Simpson. Ma Conan rispettando l'antico volere di Alexander Key è un'opera dedicata ai ragazzi. Senza la minima traccia del maniersimo anime, pieno di ragazzi il cui unico scopo nella vita è guardare sotto alle gonne di ragazze sessuofobiche, con padellate in testa, pianti scroscianti alla Ranma o alla violenza nerd, fatta di fantomatico onore, killer imbattili e scemenze varie, conan il ragazzo del futuro porta avanti senza tentennamenti l'idea che la pace è meglio della guerra, che il lavoro, l'onesta , l'amicizia e la sincerità sono migliori dell'avidità e dello sfruttamento, che alla fine l'amore vince sempre perchè è più forte di qualunque odio. C'è anche una decisa critica alla industrializazione selvaggia , alla disumanizzazione del lavoro e anche il classismo. A livello grafico secondo me Conan sancisce un nuovo standard post apocalittico, con un disegno chiaro e sempre pulito, fatto spesso di mare e grandi spiagge.

NOTA: Quest'opera termina il miniciclo estivo sullo "Tsunami". I precedenti libri recensiti erano Il quinto giorno e Crociera nella catastrofe.


l'autore

Alexander Key nasce nel 1904 a La Plata nel Maryland ma si trasferisce presto in Florida con i genitori. Rimasto presto orfano finisce a Chicago dove inizia a scrivere e disegnare per professione. Dopo la guerra mondiale dove serve in marina si trasferisce con la moglie nelle Smoky Mountains. Celebre la sua affermazione : "i giovani sono i soli per quali valga la pena di scrivere".
Immagini foto e link all' ebook :

lunedì 24 agosto 2009

Crociera nella castrofe



Un disastro per metà sismico e per metà chimico provoca da quindici a venti milioni di morti negli Stati Uniti, e passa poi a sconvolgere il resto del globo. In totale (a meno che il fenomeno non si ripeta) il totale delle vittime si aggirerà sul centinaio di milioni... Ma questa cifra non rappresenta in fondo che appena il 3 per cento della popolazione terrestre. Perchè allarmarsi eccessivamente? E d'altra parte ci stiamo abituando a vivere tra le catastrofi. Approfittiamone dunque per dare una mano di vernice allo yacht Myflower e allontanarci dalle più immediate zone di pericolo. Con un po' di fortuna sopravviveremo, e nel peggiore dei casi avremo fatto un'interessante crociera in direzione dell'Australia... D. F. Jones, l'autore di Colossus e AT-1 non risponde, ci garantisce un viaggio incerto e pieno di suspense.


Recensione:

Crociera nella catastrofe è un ottimo libro estivo. E' anche un classico, classicissimo romanzo di fantascienza catastrofica. Tutti gli elementi di base vengono rispettati, prima la vita pre catastrofe, poi l'inizio che sfugge a tutti, poi la catastrofe diventa una minaccia sempre più grande, e i nostri fuggono via. Scappano nella maniera più classica, con una bellissima barca a vela, verso l'ovest, via dal caos e lasciandosi indietro la massa. Niente di originale quindi nella struttura dell'opera. Di notevole c'è invece che Crociera nella catastrofe è un libro veramente ben scritto, che si legge di un fiato e sopratutto che il bravo Jones mette tutta la sua conoscenza di marinaio al servizio del lettore, che si gode una descrizione della vita su una barca a vela precisa e accurata ma mai noiosa. I nostri eroi affronteranno tutte le situazioni che il mare può presentare, dalla tempesta alla bonaccia, fino allo tsunami. E' qui una piccola nota polemica: nel romanzo il quinto giorno si parla di uno tsunami e quando successe lo tsunami in Tailandia, si parlò d’impressionante capacità predittiva da parte di Frank Schätzing (*). In realtà come al solito quando si parla di originalità bisogna essere più corretti. D'altra nemmeno Dennis Feltham Jones è il primo a parlare di tsunami... Un altro elemento di interesse è come i maschi anglosassoni interpretano il rapporto con le donne. C'è una sorta di idealizzazione della donna che allo stesso tempo non si riesce a vedere come una persona integra e capace di raziocinio. La reazione del maschio è la fuga rassegnata dalla donna che credeva di amare e che crede che lo abbia tradito. Insomma è una cosa abbastanza irritante, a volte viene voglia di incitare il protagonista boccalone ad affrontare la sua amata con un po’ di C&C, cazzo & cazzotti, altro che tormenti vittoriani! Per fortuna alla fine il babbeo di turno riesce a completare la sua crescita e a diventare un po’ più adulto! Scherzi a parte per un lettore "latino" molte elucubrazioni mentali dal freddo mondo anglosassone risultano semplicemente incomprensibili. Credo che prima o poi scriverò qualcosa di generico su come venga visto il rapporto tra i sessi nelle varie letterature. Come cambia a seconda della nazione, della religione, del genere e dell'età del target di riferimento. Ma anche e sopratutto come cambia a seconda del sesso di chi scrive. Infatti, sono le donne che scrivono le cose più strane e perverse, che lasciano spesso il lettore basito a chiedersi da quale pianeta provengano! E' curioso anche notare che moltissimi scrittori di fantascienza siano stati militari di professione e nemmeno tanto imboscati in qualche ufficetto sperduto ma spesso in prima linea e con compiti di comando. Sembra dunque che considerare il militare tipo un ottuso scimmione senza cervello sia un altro, l'ennesimo, pregiudizio. Anche su questo argomento intendo tornare prima o poi.
L'autore:
Dennis Feltham Jones è nato nel 1917 ed è morto nel 1981. Prima di diventare scrittore di fantascienza è stato un capitano di marina e ha servito nella seconda guerra mondiale.
(*)
La polemica con l'intervista linkata riguarda i toni estasiati, da rivelazione biblica, più che altro suggeriti dall'intervistatore. E' giusto ogni tanto ricordare a chi crede di aver scoperto il senso della vita che si tratta solo di acqua calda. Ovviamente ciò non toglie niente al romanzo dell'autore tedesco. Semplicemente ogni tanto vanno messi i puntini sulle i, anche se solo in un piccolo blog.
L'intervista che è linkata riporta :
Al centro del suo libro c’è una impressionante, perfetta descrizione dello tsunami. Come è arrivato a questo e che effetto le ha fatto vedere poco dopo realizzarsi nella realtà queste sue pagine scritte?
Ho letto sugli tsunami tutto quello che c’è da leggere. Ho parlato con esperti di fenomeni naturali e con studiosi di onde, che cioè si dedicano all’analisi del movimento delle onde, creato artificialmente all’interno di bacini appositi. Ho anche parlato con esperti dell’area del Pacifico. che avevano già vissuto in prima persona uno tsunami. Non ho inventato nulla che non ci fosse già prima. Ho semplicemente descritto un fenomeno della natura che ciclicamente si ripete. Ero sicuro che prima o poi nella mia vita ne avrei visto uno anch’io ma non credevo così presto.
Si parla di persone che hanno riconosciuto i segni premonitori della catastrofe grazie al suo libro.
È vero molti avevano letto il libro, alcuni prima, altri addirittura in vacanza. E qualcuno era arrivato al capitolo dello tsunami proprio il giorno prima che si verificasse in realtà. Molti mi hanno scritto lettere in cui mi ringraziavano perché erano riusciti a salvarsi grazie al mio libro e ho incontrato anche alcune di queste persone: è stato molto commovente.
La riporto fedelmente perchè internet è un grande mare e ogni tanto qualcosa si perde. In questo caso anche se la pagina sopra descritte dovesse svanire, non svanirà il riferimento citato.
immagini e foto e notizie sono prese da:

martedì 28 luglio 2009

Il quinto giorno

Gennaio, costa del Perù. Il povero pescatore Juan non crede ai suoi occhi: dopo lunghe settimane di magra, si stende davanti a lui un enorme banco di pesci. Ma il terrore cancella ben presto la felicità: i pesci, muovendosi come un unico essere, distruggono la rete, ribaltano la barca e impediscono all'uomo di raggiungere la superficie. Marzo, Norvegia. A bordo di una nave oceanografica un biologo e una scienziata osservano milioni di "vermi" luminescenti che sembrano aver invaso lo zoccolo occidentale. Da dove vengono? Cosa sono? Pochi giorni dopo, Canada. Un gruppo di balene attaccano la Barrier Queen e la affondano. Il mondo intero sarà drammaticamente coinvolto in questi avvenimenti in apparenza così lontani tra loro.

Frank Schätzing ci dimostra come si possa scrivere un gran bel libro senza avere il minimo talento per la scrittura. Il suo stile lascia a desiderare e può essere tranquillamente definito men che mediocre per uno scrittore di professione. Sfogliando in libreria questo libro più di una volta l'ho lasciato cadere disgustato dopo aver letto le primissime pagine. Soltanto una lunga trasferta in quel di Milano e la solitudine di un albergo mi hanno smosso all'acquisto in una delle grandi librerie di piazza duomo. Lo stile, come dicevo, è mediocre e i personaggi sono tratteggiati in modo superficiale. Lo stesso svolgimento dell'azione lasciano perplessi. Perché e come ha fatto questo pubblicitario a ottenere un grande libro? Semplicemente perché sapeva di cosa parlare e aveva un grande argomento: il mare. Il mare, la culla della nostra specie, sta subendo in questi anni tali e tanti affronti che lasciano sgomenti. Rifiuti di ogni sorta vi vengono sversati, fino alle scorie radioattive e armi biologiche. Carcasse di ogni tipo, perfino sottomarini nucleari, giacciono nei fondali liberando inquinamento e veleni. Gli scarichi della nostra società finiscono tutti in mare, la pesca intensiva ha decimato le popolazioni marine. Inquinamento agricolo, estrazioni petrolifere, migliaia di tonnellate di plastica stanno uccidendo il mare. Tantissime specie sono a rischio di estinzione e molte sono già scomparse.
Schätzing si è molto documentato e ha creato questo libro unico, una sorta di grido dall'allarme tradotto nel linguaggio catastrofico. Alla fine , per contrappasso , il mare si vendica. Purtroppo l'orrore vero è che non ci sarà alcuna vendetta, stiamo uccidendo il mare da cui siamo nati e ne pagheremo le conseguenze prima o poi.
Un altro elemento di interesse è leggere un libro non anglosasso-centrico, dove esistono anche altri popoli oltre che gli americani e gli inglesi e dove gli americani posso anche essere i cattivi.

L'autore :
Frank Schätzing è nato a Colonia il 28 maggio del 1957. Prima di diventare scrittore è stato pubblicitario e produttore musicale.










Immagini e foto prese da:
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1572&biografia=Frank+Sch%E4tzing
http://cinecritica.leonardo.it/blog/2007/mag/pag1/maggio.html

lunedì 20 luglio 2009

Io sono leggenda. seconda parte

In Io sono leggenda Matheson mette moltissima carne al fuoco e non sempre riesce a portare in fondo tutti gli spunti che inizia. D'altra parte questo lasciare aperto all'interpretazione del lettore è voluto e riesce a diventare un punto di forza. Intanto c'è il concetto di diverso. Se nel mondo tutti diventano diversi chi è il diverso adesso? Il ribaltamento della prospettiva e della percezione di normalità è potentemente espresso e fa riflettere, ma su cosa? A cosa si riferisce lo scrittore? La normalità è qualcosa di negativo forse? Ad esempio Robert Neville è forse un razzista e i vampiri che lo assediano sono i diritti civili che avanzano? Sono i neri , gli omosessuali che chiedono uguaglianza, sono gli attivisti politici che premono alle porte e vogliono un cambiamento? Oppure Neville è l'ultimo dei conservatori e si oppone al nuovo? Ma potrebbe anche essere un conservatore positivo, che non vuole fare entrare l'immoralità, la dissoluzione di antichi rapporti di rispetto, l'uomo saldo che non cede di fronte agli uomini dissoluti. Il vampiro d'altra parte è nato per rappresentare l'uomo (e la donna) che rifiutano di crescere , di farsi una famiglia, di vivere alla luce del sole invece che nella penombra dei locali. Che vogliono passare da una passione e da un amore momentaneo di una sera a quello eterno e tranquillo della famiglia. Che rifiutano di invecchiare e che per vivere hanno sempre bisogno di sangue giovane, giovani donne e giovani uomini attorno che scacciano la morte.
Matheson non chiarisce e non decide quindi se condannare Neville o se eleggerlo ad eroe. Si tratta di una incertezza voluta, e realistica. Quando le cose cambiano sempre si peggiora ma sempre si ottiene qualcosa di meglio. Lo stesso Neville che è assediato dai mostri a sua volta è un mostro e così appare alla ragazza che scappa di fronte a lui nel finale del libro.
Ci sono poi tutte le ansie e le paure del maschio mathesiano che vengono rovesciate su Neville, la solitudine, il sesso, la famiglia che muore che lui non riesce a proteggere , simboleggiata dal terribile episodio della moglie che resuscita e ritorna. Naturalmente Neville non cede a nessuna di queste cose e non arretra mai di un metro. Per farlo fuori dovranno venire a prenderlo di forza perché altrimenti rimarrà fermo e saldo per sempre.
C'è infine il cambiamento della società, totale, dove addirittura si insedia una nuova specie; ma nonostante tutto questo la nuova società è uguale a quella vecchia, dove si elargiscono glorie ed onori ai suoi membri che la difendono violentemente. Non cambia il paradigma. C'erano eserciti spietati e poliziotti spietati , brutali e riveriti e ecco che anche nel nuovo mondo ci saranno membri in divisa autorizzati ad esercitare una brutale violenza e a ricevere in cambio una gratitudine ammirata. Matheson anticipa gli anni '60 ma va addirittura oltre, ne vede i limiti. Arriveranno gli anni '60 , i diritti civili , l'opposizione alla guerra del Vietnam ma dopo finiranno e la società non sarà così cambiata, ancora ci saranno guerre sporche e chi si opponeva prima si ritroverà stanco e disilluso. Infine c'è la superstizione , la paura dell'ignoto e del diverso, cauterizzata dal fuoco purificatore. L'eliminazione di chi non è come noi. Che viene rovesciata; l'assassino diviene vittima, l'inquisitore carnefice che viene torturato e bruciato vivo. Per esorcizzarlo. Ma non si riuscirà mai a cambiare la nostra natura, anche quando il mondo sarà tutto pieno di vampiri, qualcosa ci farà paura e terrore. Ci sarà sempre acquattata in un angolo buio una terrificante leggenda.


I film
Per una volta voglio fare uno strappo alla regola che mi sono imposto, di non parlare mai dei film realizzati a partire dalle opere che recensisco. Il fatto è che riguardo a io sono leggenda ho trovato molto in rete e quasi tutti i commenti sull'ultima pellicola tratta da questo libro sono molto negativi. Sostanzialmente le critiche si riferiscono a due precise cause, ch il film non sia fedele al libro e che i suoi predecessori erano molto migliori.
Io credo che film e libri siano forme d'arte separate con ritmi e convenzioni diverse. Questo è il motivo per cui non ne parlo in questo blog. Da ottimi libri sono stati realizzati pessimi film mentre da pessimi libri sono stati realizzati ottimi film e la fedeltà c'entra poco. Nel primo film Vincent Price è veramente un gigante ma la storia rimane troppo intima, troppo personale. Le atmosfere sono troppo Horror, poco legate al contesto. Il secondo film è invece un film pop, anni '70. Quasi un James Bond dell'Orrore, che comunica poco allo spettatore oltre che apparenza.
Bene ha fatto invece Francis Lawrence ad attualizzare e ad inserire elementi nuovi nel suo film. Lawrence va oltre il romanzo di Matheson inserendo il tema della responsabilità. Neville come americano e membro attivo della società è responsabile della diffusione del virus e quindi DEVE fare qualcosa. Virus che sotto sotto rappresenta il terrorismo dell'11 settembre. L'orrore si è scatenato per colpa NOSTRA, per colpa di TUTTI e quindi TUTTI, e quindi anche Robert Neville che ora questi tutti rappresenta da solo deve darsi da fare e risolvere il problema. Niente fuga, niente resa, niente lavarsi le mani o girare la testa. QUI è iniziato e qui si resta finché non si risolvono le cose . Io sono leggenda è il primo film blockbuster (il primo telefilm era Hero) a porsi delle domande precise e a dare delle risposte precise sulla assurda lotta al terrorismo. Lo fa attraverso il suo campione, Will Smith - dottor Robert Neville , che riscatta tutta la sua gente e tutta la sua nazione. Distruggere è facile, costruire è molto molto più difficile, un compito duro, un compito da eroi normali , un compito che può essere assolto senza tentennamenti, giorno dopo giorno, contro tutto e tutti, solo da una leggenda.

Biografia:
Richard Burton Matheson nasce nel 20 febbraio 1926 nella città Allendale (USA). Serve nell'esercito del suo paese e viene congedato dopo un ferimento, dopodiché frequenta la scuola di giornalismo. Inizia molto presto a scrivere e a pubblicare romanzi e racconti. Affianca il lavoro di romanziere con quello di sceneggiatore. Pur rifiutando per molti anni l'etichetta di genere alla fine è costretto a capitolare, vista l'enorme influenza che la sua opera ha comportato su intere generazioni di scrittori e di sceneggiatori.

Immagini e foto tratte da :
http://www.movieforum.com/features/y2k/iamlegend/richardmatheson.shtml

lunedì 13 luglio 2009

Sciopero



Come ancora molti non sanno è in dirittura di arrivo una legge censoria contro la libertà di espressione in rete. Questo blog pur non occupandosi di politica o di altri temi scottanti non può che aderire. L'informazione in Italia ha sempre versato in uno stato comatoso ma attualmente siamo arrivati a livelli "cubani". Il colpevole principale, non può essere negato, è l'attuale presidente del consiglio e conseguentemente l'attuale governo. Francamente a livello personale non credo che ci sia più possibilità per il nostro paese di risollevarsi a breve. Viviamo una decadenza che non può che peggiorare. Credo anche che Berlusconi non sia che la punta di un enorme iceberg trasversale fatto di inefficenze, racomandazioni, mafie varie. E' l'effetto più che la causa . Siamo su una china discendente e non la caduta non si arresterà presto. Per questo come cittadino Italiano aderisco allo sciopero, anche se dovesse rivelarsi inutile. Perchè la libertà non te la da nessuno se non lotti per averla.