sabato 6 febbraio 2010

La nebbia

Nella classica tradizione (che ora il cinema va via via riscoprendo) della grande catastrofe urbana provocata da un incidente imprevedibile, questa "Nebbia" giallastra e misteriosa che sgorga un mattino da un crepaccio nella campagna inglese e comincia la sua lenta e micidiale marcia su Londra, è una protagonista non inferiore ai famosi Trifidi di John Wyndham. Strani fatti di sangue avvengono in luoghi quieti, persone ragionevoli o timorate commettono gesti inspiegabili, atti assurdi, crimini bestiali. A poco a poco, il quadro si precisa, il cerchio si stringe attorno alla metropoli in un crescendo di orrore e disperata impotenza. Che cos'è questo nemico che rotola inarrestabile? C'è un cervello, una volontà in questa nebbiosa palla di morte?

La nebbia si inserisce nella ricchissima corrente della fantascienza catastrofica inglese ma è un romanzo tardo, successivo di parecchi anni al'età dell'oro del catastrofismo inglese degli anni 50'. Per questo motivo, pur partendo da quei presupposti Herbert non ci si focalizza più di tanto. I tempi sono cambiati. Movimenti giovanili e correnti di pensiero alternative al "sistema" hanno cambiato la società del dopoguerra, il punk, i mod , i rockers. Herbert è libero di sfruttare l'Inghilterra per qualcosa che non sia solo una critica ad una società ingessata e ipocrita e quindi può divertirsi molto di più, rimanendo più leggero. Herbert scrive un appassionante romanzo horror, che credo dovrebbe essere eletto a manuale per quanti vogliano cimentarsi nel genere.
La nebbia si scatena a causa di un esperimento di guerra batteriologica, avvenuto nel passato (quindi c'è il complotto governativo, ma appartiene a un tempo antico, gli anni '50 della guerra fredda). I militari sono sempre ottusamente rigidi ma meno onnipotenti e meno perfetti di prima, infatti vengono messi alle strette nelle riunioni di governo e costretti a cedere , a confessare. Si affidano ad un semicivile per farsi aiutare; si vede un influsso di opere come 007 o delle prime serie poliziesche , dove un protagonista esterno aiuta le forza ufficiali, abbandonando ogni finzione realistica. Herbert strizza pesantemente l'occhio al cinema, scrivendo un ottimo romanzo ma anche un' ottima sceneggiatura. Curiosamente nessuno ha mai tratto un film da questo romanzo, a differenza di altre cose di Herbert, forse perchè si tratta di qualcosa di veramente pesante.
Infatti James Herbert ci va giù duro.
La nebbia che si diffonde nell'Isola fa impazzire le persone, che commettono delitti efferati. Teste mozzate portate a spasso, pedofilia , suicidi di massa, aerei lanciati contro grattacieli. Herbert dosa sapientemente una enorme efferatezza a episodi ironici e divertenti, continuando nel contempo con la trama principale e tenendo sempre la tensione a mille.
Herbert disse che : "Sono molto poco sicuro di essere uno scrittore e non capisco perché abbia tanto successo". Si può rispondere : perché scrivi bene, costruisci trame appassionanti e tieni sempre alta la tensione! E quindi consiglio vivamente questo libro a tutti gli appassionati di horror e fantascienza.

L’autore:
James Herbert è nato a Londra nel 1943 e dal 1974 , anno del suo primo romanzo è sempre stato uno scrittore professionista. Oltre a scrivere è anche direttore artistico di un’agenzia di pubblicità e grafico. Ha infatti disegnato da solo le copertine dei suoi romanzi. Ha sempre avuto un enorme successo di pubblico arrivando a vendere oltre 40 milioni di copie dei suoi romanzi.






Immagini e foto prese da:
http://www.james-herbert.co.uk/
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http://www.mondourania.com/

martedì 2 febbraio 2010

fantascienza catastrofica inglese

L’Inghilterra si può considerare la patria della fantascienza catastrofica, non solo per aver prodotto il primo libro catastrofico dell’era moderna ma soprattutto per aver inondato il mercato nel dopoguerra di romanzi a tema catastrofico, che senza raggiungere quasi mai il grandissimo pubblico hanno comunque dominato la fantascienza influenzando l’intero genere e l’immaginario sulla catastrofe.
Gironzolando in rete devo dire che quello che ho trovato sul come e perché agli inglesi piaccia da matti mettere in scena la morte della nostra società non è molto. La corrente di pensiero maggioritaria parla della rivoluzione industriale e del luddismo, un movimento operaio che contrastò l’industrializzazione spaccando le macchine che erano state introdotte e che portavano alla disoccupazione. In pratica il catastrofismo sarebbe una rappresentazione della paura, estremizzata della tecnologia senza controllo e delle sue conseguenze nefaste.
Non sono molto d’accordo con questa chiave di lettura; il luddismo è troppo antico per aver influenzato la narrativa del ‘900 e ha prodotto ben altri effetti che ispirare qualche narratore, come la nascita dei sindacati , la lotta operaia, il socialismo e il comunismo. Il tutto è avvenuto 100 e passa anni prima dell’età d’oro della fantascienza catastrofica inglese.
Secondo me si deve cercare la radici del catastrofismo moderno in un’altra direzione. All’arrivo della seconda guerra mondiale gli inglesi avevano un impero. Sebbene ora gli storici mettano in evidenza giustamente che in quel momento ormai l’impero inglese era terminato, questo non era vero per gli uomini del tempo. Esiste un notevole ritardo storico nel prendere coscienza della cose e lo vediamo molto bene in questo momento, in cui l’impero americano declina. La maggioranza delle persone è convinta che al momento gli USA comandino il pianeta e alcuni paesi, come la Cina, l’India o il Brasile siano abitati da simpatici zoticoni intenti a mangiare il riso delle ciotole, a fare il bagno nei fiumi vestiti di stracci o al limite a mettersi due puppe finte e fare i viados, almeno quei ragazzi che non sono intenti tutta la giornata a giocare a calcio.
C’è un ritardo notevole nel capire i fenomeni che avvengono sopra le nostre teste e gli inglesi non avevano ancora capito, come tutti gli altri, che il loro dominio secolare sul mondo era finito. Considerate una società con molte meno informazioni di adesso, un impero durato circa tre secoli che estendeva il dominio dall’ Australia fino a nuovo mondo. Per farsi un’ idea di cosa fosse l’Inghilterra va ricordato che la creazione del nostro paese, l’Italia , fu incoraggiata dall’impero britannico che voleva creare un paese forte a sud che potesse infastidire la Francia. Quando a scuola studiai l’unità d’Italia da nessuna parte c’era scritto che i mille di Garibaldi poterono arrivare in Sicilia indisturbati perché la flotta borbonica era sotto il tiro delle cannoniere inglesi.
Insomma, erano i padroni. Il cittadino inglese da una parte sapeva di vivere nella superpotenza dell’ epoca e dall’altra viveva in una società ben regolamentata da norme e comportamenti esteriori , molto vincolanti e rigidi, obbligatori in un paese imperiale. A livello di società questo sarà poi contestato dai vari movimenti giovanili successivi , come il punk. Ne avevano ben d’onde. Nel ’36, gli Stati Uniti disponevano di 3 carri armati e di un esercito inferiore a quello portoghese. Le potenze europee, Francia e impero austro ungarico erano state sconfitte nell’ultimo secolo. Il resto del mondo era composto da poco più che scimmie, barbari senza dio da conquistare e comandare, e da depredare di risorse.
Poi arrivò la seconda guerra mondiale. La guerra per gli inglesi fu durissima ma vissuta in modo singolare. Se i soldati combattevano e morivano in tutto il mondo nell’ isola non arrivava l’odore della polvere da sparo. Gli inglesi vivevano la guerra solo dai bollettini degli inviati. Non esisteva televisione ma solo i giornali e cinegiornali; era un epoca diversa da quella odierna. I giornalisti erano al servizio del governo e scrivevano quello che voleva il governo, senza alcuna eccezione. La censura non andava nemmeno invocata, c’era e basta, ed era totale. Intanto il commercio mondiale andava fermandosi e per gli abitanti di un’ isola abituata a ricevere merci da ogni parte del mondo, come la Roma imperiale, iniziarono i tempi duri, i razionamenti , il freddo e la fame. Sotto la patina del gentiluomo inglese si tornò a vedere la belva umana. In realtà da un certo verso le privazioni della guerra sono state senz’altro più dure in Italia, dove furono distrutte molte infrastrutture e dove si fece la fame più nera. Ma noi non ci consideravamo i padroni del mondo. Eravamo un vaso di coccio subalterno fin dalla creazione del paese (e senza alcun dubbio lo saremo fino alla fine dei tempi .. ma questa è un’altra storia, anzi una storiaccia). Per gli inglesi fu uno shock. Mi immagino che iniziò a dilagare un certa prostituzione per necessità , verso qui pochi che disponevano di tessere valide per ottenere cibo e altri generi necessari. Sicuramente c’ era una grande corruzione e pure c’era chi ne approfittava, politici corrotti e bande criminali. Il mondo imperiale britannico in poco tempo crollò lasciando il posto ad un’ umanità più brutale, più diretta , intenta a sopravvivere con ogni mezzo; paradossalmente più vera e sincera di quella precedente.
La guerra infine arriverà anche nell’ isola ma in un modo unico rispetto a tutti gli altri, tramite bombardamenti e senza una vera invasione. Gli Inglesi non sono mai stati occupati e risparmiandosi gli orrori dell’ occupazione si sono concentrati sugli errori (molto minori) di un paese allo stremo. Probabilmente non sapremo mai cosa è stata l’avanzata tedesca in Unione Sovietica, abbiamo questo numero, 28 milioni di morti, ma è solo una fredda cifra. Cosa deve essere stata l’occupazione giapponese della Cina, pure quanto brutale e spietata sia stata la controffensiva sovietica in Germania, quando probabilmente ogni donna dai 4 ai 90 anni fu stuprata.
Ma a Londra ogni stupro veniva commesso da un inglese, non da un soldato straniero diverso di divisa e di lingua. E per ogni delitto non c’era più la copertura dello stato, la polizia era probabilmente nel caos più completo e magari sottodimensionata per la chiamata alle armi. Basta poco per far crollare la fiducia nelle istituzioni e nell’ordine costituito. Per un paese che di questi capisaldi aveva fatto la sua ragione di essere da secoli fu una secchiata di acqua gelida nel viso.
Gli scrittori che erano ragazzini in questi anni successivamente rielaboreranno questo periodo utilizzando il mezzo del catastrofismo. La società da loro descritta risponde bene a quello che avevano visto e quindi:
  1. Il governo mente sempre e considera il popolo non in grado di sapere mai la verità
  2. Ci sono gruppi che decidono di combattere il governo ma solo per sostituirlo
  3. Alla prima difficoltà la patina di civiltà umana scompare e gli uomini si comportano come selvaggi
  4. Non c’è nessuna morale e nessun Dio che possano riempire la pancia
  5. I sopravvissuti devono comportarsi come una piccola tribù , dove il più forte deve comandare
  6. Le donne sono preda e trofeo di guerra
In tutto questo panorama abbastanza omogeneo nelle sue varie diversità c’è un’ unica eccezione reale, Ballard, il più famoso scrittore catastrofico inglese che non ha mai , o quasi, scritto di fantascienza catastrofica inglese! Ma Ballard merita che si parli a parte e un’ altra volta.

http://iris.cnice.mec.es/kairos/ensenanzas/bachillerato/mundo/cambios_04_02.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Londra
http://www.annamariafarina.net/2009/12/uriel-litalia-e-lo-stato-liberale.html
http://www.biografiadiunabomba.it/bombardamenti_seconda.php

martedì 12 gennaio 2010

La spedizione degli angeli


Gli Angeli di cui qui si tratta portano giubbe di cuoio, coltelli a serramanico, catene, ispide barbe. Si lavano poco e si picchiano molto. Fumano strane sigarette e bevono ancor più strane pozioni. Volano non con le ali ma per mezzo di potentissime motociclette. Sono insomma gli Angeli dell'Inferno, il famosi Hell's Angels di California, che la distruzione nucleare dell'America e della civiltà non è riuscita a eliminare. Nei nuovi piccoli stati che si vanno formando dopo la catastrofe, gli Angeli hanno anzi una posizione di tutto rispetto. Sono diventati il braccio irregolare del governo, i commandos cui si affidano le missioni più dure, i motocowboys che si addentrano nei territori contaminati, a esplorare, razziare, combattere. Tre di essi vengono inviati a catturare un uomo prezioso per la California, e le loro peripezie, i loro duelli feroci, i loro trucchi, il loro coraggio, i loro rapporti con zingari, indiani, soldati amici e nemici, l'incontro della loro violenta subcultura con la rinata civiltà dei pellerossa, formano un'originalissima epopea che combina la cruda avventura western con la spaziosa poesia di "Easy Rider".

La spedizione degli angeli è un romanzo post apocalittico e trova i natali nel periodo della fantascienza catastrofica degli anni 70. Solitamente in questo tipo di romanzi il periodo della catastrofe viene lasciato nell’ombra e utilizzato come elemento per accrescere l’interesse fino allo svelamento che spesso accade non prima di metà romanzo. Invece Steve Wilson ci spiega subito cosa è accaduto, nelle prime 3,4 pagine della sua opera: una guerra nucleare che ha annientato il mondo così come lo conosciamo e che ha lasciato gli Stati Uniti divisi in stati ostili tra loro;. Alleati ad uno di questi feudi ci sono i mitici angeli dell’Inferno, che da ormai due secoli continuano nel loro stile di vita, fatto di risse, stupri, bevute colossali ma anche prove di coraggio. Wilson compone un’opera originale, scrivendo uno di quei rari libri che parla di motociclisti per i motociclisti, mettendo in mostra un discreto dettaglio tecnico riguardo alle moto di cui si narra. Gli Hell's Angels non sono raffigurati in maniera idealizzata ma vengono invece immortalati in tutta la loro violenza, par di capire disapprovata dallo scrittore tramite la figura del “letterato” Eliot. Il protagonista, un angelo dell’ Inferno, farà un percorso di crescita che lo porterà infine a ripudiare uno stile di vita insufficiente a colmare un’ intera esistenza. In questo percorso verrà aiutato dagli indiani Lakota , che lo aiuteranno nella sua ricerca spirituale. Tutto il libro di Wilson è permeato dalla voglia di libertà e dalla malinconia nel sapere di poterla perdere nel futuro, a causa dei “borghesi” che vogliono ricostruire una società funzionale e meno permissiva. Wilson purtroppo si perde nel finale, un po’ tirato via , che poteva essere sviluppato meglio. Le battaglie e l’andamento della guerra ricordano da vicino la guerra civile americana, elemento che influenza moltissimi romanzi made in USA , che si esprime nella violenza delle occupazioni nemiche e nello spettro della secessione.
La spedizione degli angeli risulta un romanzo datato ma comunque ancora oggi presenta notevoli elementi di interesse.


Immagini e foto prese da:
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giovedì 31 dicembre 2009

Auguri!


Dopo circa 6 mesi di questo blog ho ben 6 lettori fissi! A fine anno voglio ringraziare pubblicamente questi pazzi che evidentemente leggono periodicamente le mie recensioni! Da notare che molti sono scrittori, il che mi rende orgoglioso! Il primo è Alessandro Girola , aspirante scrittore professionista che riempie la rete con i sui ebook. Il ragazzo merita sicuramente la pubblicazione e mi auguro di vederlo in libreria prima o poi! Il suo blog , il blog sull'orlo del mondo (http://mcnab75.livejournal.com/), è decisamente interessante. Anche Massimo Muntoni scrive e il suo blog è Riflessi Genuflessi (http://massimomuntoni.blogspot.com/ ) ma si cimenta anche nella recitazione! EddyWorld è pure scrittore( http://ilmondodiedu.blogspot.com/).
AmosGitai invece recensisce film nel suo blog: http://amosgitai.blogspot.com/ . Un altro recensore è Elvezio Sciallis che nel suo blog scrive sempre cose molto interessanti http://elvezio-sciallis.blogspot.com/.
Dulcis in fundo una bella ragazza, Daniela Gambo, che scrive libri e ha anche un blog. Purtroppo la ragazza ama i gatti e io invece li detesto! Potete leggerla in http://altrodoveblog.blogspot.com/ http://novevite.blogspot.com/ e http://liberculi.blogspot.com/ .
Grazie a voi ragazzi e a tutti quelli che mi leggono.
Un augurio di un 2010 fatto di soddisfazioni, pubblicazioni, serenità e buone letture a tutti!

mercoledì 30 dicembre 2009

La terza forza

E' una mattina di settembre dell'ottavo anno del terrore, la spietata dittatura scientifica di Paolo Orlovski. Una donna arriva alla Grand Central Station di New York e la trova spaventosamente vuota. Dove sono finiti milioni di americani? E' possibile che un governo faccia sparire gli abitanti di un'intera città? O si sta aprendo una crepa nel regime perfetto? La risposta è affidata a Elena Haumann, un tempo solerte funzionaria e ora collaboratrice delle forze ribelli. Il nuovo romanzo di Marc Laidlaw è una partita a scacchi giocata contro il tempo e contro la morte.


Marc Laidlaw sicuramente possiede un ottimo stile. Scrive molto bene però non si capisce di cosa stia scrivendo. Faticosamente pagina dopo pagina ci si rende conto che la terza forza è una Ucronia. Questo pregiudica sicuramente il giudizio del vostro lettore, a cui le Ucronie non piacciono. Pochissimi scrittori sono riusciti a utilizzare questo mezzo per produrre qualcosa di decente, penso a 1984 o a il mondo nuovo. Per il resto ricordo romanzi illeggibili purtroppo pagati cari in libreria come la macchina della realtà. Il fatto è che creare un intero nuovo universo, ma soltanto leggermente slittato rispetto al nostro è un lavoraccio. E comunque bisogna appassionare il lettore. Invece questo romanzo di Laidlaw fallisce nel suo compito. Questa strana società costruita da Laidlaw è un misto della Germania est comunista, con la sua stasi e Germania nazista, una società quindi immersa nel totalitarismo. Si capisce che più o meno prima era una società libera e che una sorta di guerra civile l'ha divisa in due blocchi , entrambi occupati da dittatori, in guerra tra di loro. Si tratta però di un totalitarismo completamente irreale, dove manca alcun consenso di massa, anzi sembra che l'intero paese sia vuoto. In questo paese disabitato si muovono alcuni personaggi, che spessissimo si trovano in piazze o sopratutto stazioni ferroviarie completamente deserte. Luoghi fatti evacuare par di capire, dal regime, per annichilire psicologicamente queste persone. Ma tutto in maniera abbastanza insensata. Il dittatore si chiama Orlovsky ed è un vecchietto completamente rimbambito ossessionato da una vecchia fiamma, Elena, che una dei protagonisti. Vengono fatte mancare completamente le ragioni della dittatura; ne viene preso solo l'aspetto esteriore. Invece le vere dittature hanno sempre avuto un enorme sostegno di massa, dalla maggioranza, e si chiamano dittature perché opprimono le minoranze, cosa che non dovrebbe accadere in democrazia. Così la Germania nazista aveva un grande sostegno da parte degli industriali, che tornavano a fare affari, dai lavoratori che potevano lavorare e non essere più disoccupati, dalle classi aristocratiche e dalle forze armate, umiliate negli ultimi anni. Si perseguitavano invece le minoranze, zingari , ebrei , comunisti ecc. Poi questo abbraccio si rivelerà mortale, portando tutti quanti alla rovina. Va ricordato l'episodio della 6 armata tedesca, annientata in Unione Sovietica. L'esercito aveva rinunciato alle sue prerogative a favore del dittatore, potendo così alla fine essere impotente alla propria distruzione certo, ma ricavandone per molti anni un prestigio e risorse impossibili in precedenza. Ma in questo romanzo pare non esserci niente di tutto questo. Ci sono solo queste figure, che ricordano un po’ Kafka come atmosfera, che si muovono alla deriva tra visioni e viaggi, sempre in solitaria, sugli onnipresenti treni, l'unico mezzo di trasporto permesso in questo strano mondo. Le visioni, scopriremo alla fine perché, sembrano riguardare il passato e il futuro di tutti. Sopratutto pare avvicinarsi una qualche catastrofe futura. Il tutto è legato ad un meteorite precipitato nel pianeta anni prima, pieno dello xenium, un minerale dalle proprietà prodigiose.
In effetti questo libro evoca molto i videogiochi degli ultimi anni. Laidlaw crea infatti molte location che starebbero bene in un gioco, ed infatti questo libro è stato concepito partendo proprio da un gioco. Si tratta di operazioni che invariabilmente falliscono, e dovrebbero essere di monito a quanti credono che i mezzi espressivi, fumetti , libri, giochi debbano raccontare la stesso storia nello stesso modo.

Francamente inserisco questo libro a pieno diritto nel mucchio dei libri senza un perché. Dispiace vedere qualcuno dotato di gran talento sprecarlo in questo modo, spero che Laidlaw riesca a scovare prima o poi una buona idea per fare un libro che coinvolga, e allora sentiremo riparlare di lui.

Nota:
Laidlaw ha smesso di scrivere sostanzialmente per passare all'industria del videogioco, e questo negli anni '90. Quando io andavo a liceo fumetti e videogiochi erano considerati "roba da bambini";in realtà anche quando andavo alle medie. E mentre quest'Italia macha disprezzava questi generi artistici in America , in Giappone e anche da altre parti si investivano miliardi comprando anche scrittori per scrivere i giochini. Ora le industrie di videogiochi fatturano cifre enormi e mentre l'Italia declina e collassa per sempre la sua produzione, alcuni studi attuali spiegano in franchezza che l'Italia ha perso il 25% di capacità produttiva rispetto al suo massimo e non la recupererà mai più, anche con i giochini gli altri, quelli bravi, fanno a fette il nostro tricolore culo.

Lo scrittore:
Marc Laidlaw è nato nel 1960 in California, a Laguna Beach. Ha fatto l'università dell'Oregon e ha sempre scritto nella sua vita adulta. Prima di affermarsi si è mantenuto lavorando come programmatore e come segretario. Negli anni '90, affascinato dai videogiochi ,che hanno anche ispirato questo romanzo, ha iniziato a lavorare per l'industria dei giochi su computer.









Immagini e foto prese da:
http://www.mondourania.com
http://www.flipkart.com/third-force-marc-laidlaw/0684822458-y3w3ffbn5
http://www.gamespot.com/features/6180884/index.html

sabato 26 dicembre 2009

Mai più umani

La Terra è in agonia: disastri climatici e aberrazioni biologiche hanno sterminato piante, animali ed esseri umani a milioni. Fino al sorgere di una nuova generazione di bambini "modificati", in grado di adattarsi in modo sorprendente a un ambiente divenuto torrido come l'inferno. Ma chi sono, in realtà, questi bambini? Da dove vengono? Rappresentano una vera speranza o dovranno essere distrutti a ogni costo prima che "altri" prendano il sopravvento? Perché intelletti più vasti, più potenti dei nostri, scrutano l'agonia della Terra dagli abissi del cosmo...



Mai più umani è un libro senza un perché.
Il libro non è scritto male, la trama detta in due parole sembra abbastanza intrigante. Degli alieni vengono sulla terra e più o meno rapiscono alcuni giovani. Torneranno parecchi decenni dopo, mentre per i ragazzi sarà passato un tempo molto più breve a causa della velocità elevata nello spazio. Il mondo è totalmente cambiato ed è sprofondato in una enorme crisi dovuta alle guerre batteriologiche. L'autrice segue i ragazzi e altri personaggio lungo il passare degli anni, per decenni, in un mondo in decadenza genetica fino allo scomparire della razza umana. Ho detto che la trama sembra intrigante ma leggendo il romanzo si avverte subito un senso di smarrimento. Questa trama ha un senso? In effetti non ce l'ha, è un susseguirsi di episodi, una specie di romanzo corale e generazionale ma senza un vero scopo. Non è radici, non è un'Iliade , non è guerra e pace. Non c'è niente sotto a sostenere una trama che per sua natura è ambiziosissima. Mi viene in mente, per la fantascienza, forse solo la fondazione di Asimov, non poco quindi con cui confrontarsi e purtroppo impallidire miseramente per la povera Nancy. Sembra che qualcuno abbia detto all'autrice: inizia a scrivere e poi vediamo. E poi continua pure a scrivere cosa ti pare. Alla fine impacchettiamo il risultato e lo vendiamo agli allocchi. Il risultato è una storia che non appassiona mai, che non coinvolge e che non ha molto senso. Qualcuno avrebbe dovuto avvertire che cent'anni di solitudine è già stato scritto, e con ben altri risultati.. Inoltre vengono utilizzate due tecniche abbastanza squallide che sono il sintomo in ogni romanzo di scarsità di idee. L'utilizzo gratuito del sesso, che viene depurato da ogni elemento di passione e restituito come un polpettone sadomaso. I ragazzi nell'astronave infatti trombano come ricci, ma non lo fanno come tutti i ragazzi del mondo (infatti tutti i ragazzi che vivono vicino a dei coetanei trombano come ricci, se gli è permesso). No , sono costretti a farlo obbligati dai feromoni che gli alieni guardoni liberano nell'astronave. Hanno infatti un piano, salvare la razza umana cambiando il loro dna. Però evidentemente non hanno ancora inventato la riproduzione artificiale oppure non riescono a parlarne coi soggetti e quindi devono farli accoppiare di brutto col piano diabolico! L'episodio è talmente fuori contesto che risulta imbarazzante.. L'altro trucco è utilizzare la tecnologia e le scoperte recenti in modo strumentale, senza un vero motivo letterario. Ad un certo punto si parla del morbo della mucca pazza, che gli alieni non conoscevano e che sconfiggono con fatica, tutti incazzati. Notare che siamo secoli avanti nel futuro. Qualcuno potrebbe spiegare all'autrice che con la la scoperta dei prioni si è aperto un campo di studio importantissimo nella medicina e nella biologia? Che si è scoperta la vita senza DNA? Ben prima del trascorrere dei decenni letterari verranno vinti dei premi nobel per quelle ricerche. Invece l'utilizzo di questo morbo viene presentato in maniera nascosta, non si parla mai di mucca pazza; come dire, che ganza che sono che parlo di una cosa senza dirne il nome, passo per una scrittrice molto fica. E intanto il lettore si domanda come si permetta ad alcuni di prendere in mano una penna o quella cosa misteriosa coi tasti che compaiono le lettere su un video, una cosa che voi non avete mai visto , lettori dementi! Tutto il polpettone indigeribile è scritto con stile, non si tratta del raccontino dello scrittore emergente. Il risultato è il nulla con il buco attorno però!


L'autrice:
Nancy Kress è nata Nancy Anne Koningisor a Buffalo,New York, il 20 gennaio del 1948. Ha fatto il college alla State University of New York a Plattsburgh, diventando maestra elementare. Ha lavorato per 4 anni come maestra per poi diventare una casalinga dopo il primo matrimonio. Ha iniziato a scrivere in questo periodo riuscendo a diventare una scrittrice professionista.


Foto e immagini prese da:

http://josephmallozzi.wordpress.com/2009/03/12/march-12-2009-author-nancy-kress-answers-your-questions-the-mailbag/
http://www.mondourania.com/
http://www.sff.net/people/nankress/

domenica 6 dicembre 2009

I libri senza un perché

Come in ogni genere artistico anche nella fantascienza catastrofica esistono dei libri che io chiamo “senza un perché”. Si tratta di opere che sono arrivate fino alla pubblicazione, che nonostante siano buoni prodotti dal punto di vista formale, dal punto di vista dello stile o della narrazione, in realtà non coinvolgono minimamente. Io credo che siano le cosiddette opere “senza messaggio”. In ogni creazione letteraria c’è qualcosa che l’autore sottintende, qualcosa che lo ha mosso a scrivere e a cui la sovrastruttura artistica è dedicata a risaltare. Sono le fondamenta di ogni buona storia. Magari si tratta di un esplicito messaggio politico , ad esempio nel romanzo “niente di nuovo sul fronte occidentale” Erich Maria Remarque vuole condannare la guerra. Oppure la chiave di lettura può essere qualcos’altro. Nel film alien 2 il regista ha voluto parlare della donna nel suo ruolo di madre. Il film si realizza nel momento del duello tra la madre aliena e la madre umana, quindi c’è un’astrazione della femminilità intesa come possibilità di concepire che valica i confini della donna per raggiungere quelli di una femminilità superiore. La chiave è quindi la madre, che oltre a dare la vita diventa feroce nel difenderla, superando di gran lunga in violenza il maschio. In Frankenstein c’è la condanna verso una scienza fuori controllo, che sfida Dio. Queste fondamenta, che banalmente chiamo messaggio, possono essere anche solo estetiche, come nel piacere di D’Annunzio; una storia costruita ad arte per esaltarne lo stile ricco ed eccessivo. Oppure possono essere visione dell’intero universo, come nel signore degli anelli, dove Tolkien crea un mondo nuovo, ben diviso tra il bene assoluto ed il male assoluto. Sto ovviamente semplificando, ma credo che si legga con piacere solo chi ha qualcosa da dire.

Nel sentito comune capita talvolta di ascoltare la frase: “perché ogni libro deve possedere per forza un messaggio? Perché non si può solo raccontare una storia?”. E’ facile rispondere: “perché altrimenti non si ottiene un libro degno di essere letto, un libro che appassioni, o che presenti alcun motivo di interesse”.
La cosa è abbastanza evidente ai giorni nostri, dove molte opere di successo vengono replicate all’infinito per motivi commerciali. Qualcuno potrebbe dire che Alien 2 sarebbe bello lo stesso senza il duello tra le madri. Ma non è vero e lo dimostrano le innumerevoli copie, tra fumetti , libri e film, di alien, che il grande pubblico nemmeno conosce perché , semplicemente, non erano interessanti.

Attualmente è venuto a cadere il filtro tra un autore e il pubblico. A parte internet che consente a chiunque di scrivere e far leggere le sue cose, a livello professionale le case editrici hanno tagliato i redattori, quelle persone pagate per leggere i manoscritti e decidere se pubblicarli. Si mandano in stampa tante cose senza il giusto filtro , perché i nuovi redattori sono pochi, oberati di lavoro o semplicemente non sono buoni lettori e non capiscono cosa renda un libro bello. Si basano a volte su aspetti formali. Nelle prossime recensioni voglio parlare di alcuni di questi libri senza un perché, libri scritti bene, che magari inseriscono tecnologie nuove, come bioingegneria, guerra batteriologica, hacker e rete ma che non avendo in realtà niente da dire, finiscono col dire niente a chi legge.