mercoledì 18 maggio 2011

Quando il passato se ne andò

Il Diluvio Universale, le Sette Piaghe d'Egitto, le epidemie di peste e colera che decimarono nei secoli passati la popolazione terrestre, avevano se non altro il pregio di cadere, per così dire, dall'alto. In pochi decenni, tutto questo è drammaticamente cambiato: gli Dei, il Fato, la Natura sono usciti di scena, e oggi è l'Uomo stesso che si scava la fossa da sé, che fabbrica i flagelli di cui è vittima. "Quanto maggiori i progressi della nostra tecnologia, tanto maggiore la nostra vulnerabilità." Questo tema - proposto da Arthur Clarke - è stato assegnato dalla Meredith Press a tre "scolari" d'eccezione come Silverberg, Zelazny e Blish, che l'hanno trattato secondo il proprio estro, ciascuno senza sapere come lo stessero svolgendo gli altri due. Ne è uscita una impressionante antologia di fantascienza "ecologica", che abbiamo il dovere, oltre che il piacere, di offrire ai nostri lettori e compagni di specie.


Da quando gli uomini non credono più in Dio, non è vero che non credano più in nulla: credono in tutto diceva G. K.Chesterton e in questo mondo dove Dio è morto effettivamente succede proprio così. Internet ha scoperchiato il grande vaso di pandora dei complottisti e improvvisamente dalle cantine polverose, da letture affrettate, da un mancanza di cultura , dall’ignoranza e dall’ ideologia ceca ecco che esce la canaglia del web. Credono a tutto, basta che non abbia alcun senso e non sia sostenuto da niente. Più è assurdo e meglio è. Credono, aimè, di essere predestinati e i primi a cavalcare la verità ma sono stati preceduti da generazioni di paranoici. Sono arrivati pure qua e quindi in loro onore ecco a voi il bellissimo racconto lungo di Silverberg :  Come ce la cavammo quando il passato se ne andò , dove l’eroe buono è un complottista paranoico!  Il colonello Tylor Braskett è infatti convinto che ci stiano avvelenando l’acqua del rubinetto (ma chi? I comunisti ovviamente)!!  Per quello beve solo acqua sorgiva imbottigliata al contrario di quanto fanno i suoi concittadini. Il mentecatto a malapena tollerato dalla cittadinanza (l’ispirazione viene  dal dott. Stranamore) viene però beatificato da Silverberg che a seguito di un attentato terroristico effettivamente fa si che l’acqua venga avvelenata davvero!!


Il mix di droghe inserito nell’acquedotto (a proposito : ma quanta droga ci vuol per riempire un intero acquedotto???) però non uccide o avvelena, semplicemente fa scordare alcune cose, provocando amnesie di varia natura.  Tutti più o meno scordano il passato, a parte pochi fortunelli che bevono acqua in bottiglia. 
Ma perdere la memoria è così brutto? Certo per  il magico Montini, professionista mnemonico significa perdere tutto. Così per Munson, agente di borsa disonesto che gioca con i soldi dei clienti è si tiene a mente le operazioni scorette, la cui amnesia costringe alla fuga per evitare l’arresto. Ma per altri è una benedizione, per l’artista ormai in crisi che riesce a ritrovare l’ entusiasmo iniziale, per la coppia che si ricompone immemore della rottura, per il depresso cronico che ritorna alla vita, fino a fondare una nuova religione basata sulla perdita di memoria.
Scordarsi le cose è un meccanismo di difesa, che consente di recuperare le ferite passate. Il tempo guarisce ogni ferita, perché passando il ricordo si affievolisce. Silverberg costruisce con questo racconto un piccolo gioiello davvero imperdibile.

L'autore
Robert Silverberg è nato a New York il 15 gennaio 1935 ed ha iniziato da subito a scrivere. 
Laureato alla Columbia è diventato scrittore professionista fin da prima dell' università.









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giovedì 3 marzo 2011

I vermi conquistatori


Un Diluvio di proporzioni bibliche.
Lo spettro dell'estinzione che balla sui resti della civiltà.
E i destini di un manipolo di uomini e donne che s'intrecciano in una sconvolgente battaglia per la sopravvivenza.
Mentre cose che dormivano da
millenni si stanno risvegliando.




Brian Keen parte subito male, decidendo come narrazione la prima persona singolare; non si ferma qui, si avventura nella più difficile delle arti, utilizzare più narratori, un scelta che comporta il rischio che il narratore risulti sembri lo stesso. Per aggirare questo ostacolo ricorre ad un trucco infantile (per un scrittore) e cioè utilizzare un punto fisso per i vari protagonisti, a cui ritornare periodicamente. Per il vecchiettino è la mancanza di sigarette, per il giovanotto è l'incapacità di piangere. Ovviamente non si lascia sfuggire la schiacciata sul pallone alzato, concludendo ogni sezione col punto fermo svelato. E quindi il giovanotto alla fine piangerà e il vecchietto rinuncerà finalmente al fumo. Questi trucchetti da asilo premettono una ruffianeria facilona dello scrittore che puntualmente si avvera. Infatti ogni protagonista , che poi in fondo in fondo risulta davvero sempre lo stesso, ad ogni passaggio, pagina paragrafo, riga, fa riferimento a quello che tutti conoscono. Si parla quindi di musica, o cinema , arte, guerra, politica ma sempre e soltanto di cose notissime al grande pubblico. In pratica Keen. non costruisce personaggio cercando di farli reali o partendo da personaggi reali ma semplicemente dei fantocci comprensibili alla maggior parte delle persone. Purtroppo la paraculaggine sembra essere il tratto dominante di questo scrittore, almeno in questo romanzo che risulta privo di un'anima ma solo di imitazioni e scopiazzature varie. La catastrofe che è venuta a creare nel mondo è insensata e inspiegabile. In pratica piove (ormai da giorni
quando inizia il romanzo) e continua a piovere per sempre. Dalla terra spuntano dei vermi sempre più grossi, dal mare creature mitologiche , chiaramente tutte assetate di sangue umano, il tutto senza nessuna chiara motivazione se non quella di copiare praticamente tutto a tutti. In effetti B.K. è molto bravo e riesce a saccheggiare non solo Lovecraft come fanno in tanti, o la bibbia come fanno in tanti americani ma si rubba tutto a partire dal titolo da Poe e il resto da videogiochi, fumetti, filmazzi vari e attinge a diverse mitologie, cristiana , vichinga e pure quella dell'antica Grecia. Il tutto visto nell'ottica di un adolescente brufoloso. La cosa raggiunge l'apice nella scena della sirena. Si proprio così, una sirena come quelle di Ulisse spunta dalle onde per irretire i nostri eroi. Solo che essendo il mito letto in modo letterale, la sirena irretisce oltre ai nostri maschietti pure una lesbica! Praticamente tutti si comportano come in un film horror di serie B, e cioè istericamente e litigiosamente. Anche qui si vince il premio nobel in una scena particolarmente drammatica. Il nostro gruppo si trova nei guai, guai grossi, tutti pensano che moriranno di li a breve. Un giovanotto chiede alla fidanzata di stare con lui nel momento della fine ma lei si nega. E' infatti innamorata di un altro e vuole passare con l'altro gli ultimi momenti. Continua poi a spiegare che mentre il nostro andava fare cose da sopravvissuto, pescare a mani nude o rubare barattoli lei lo riempiva di corna . Al che il tale prende il mitra e spara alla ragazza ferendo anche altri. Al netto delle innumerevoli , ripetute e gratuite scene splatter, dei percorsi mentali dei vari protagonisti , praticamente non esiste una trama. Si prendono un po' di persone che man mano vengono mangiate da mostri vari o più spesso si ammazzano tra di loro per motivazioni nobili quali il tifo calcistico, il colore preferito dei calzini ecc finché si esauriscono (le persone ) e allora qualcuno scappa e si mette in salvo dove trova altra gente. Poi si riprende con i morti vari ecc. Infine B.K. si macchia di orrendo e finale crimine: demonizza i vermi , i lombrichi, che stanno in terra e che in realtà sono utilissimi per concimare i terreni, e se c'è una creatura benedetta da dio è proprio il verme, altro che!
last but not least è l'uso spropositato di parolacce. Essendo l'inglese una lingua abbastanza povera di offese il tutto si riduce ad un'ossessiva ripetizione della parola motherfucker , sorta di mantra, che francamente dopo la 45-millesima volta che si legge (a pagina 3 all'inizio) inizia a stufare.

E' questo il futuro - presente della fantascienza, dell' horror, del catastrofismo? Qui siamo oltre il post- manierismo, in cui ormai si copia da copie di copie. In questo contesto si spinge tutto nei dettagli, nelle cromature e cioè si aumentano le scene di violenza, sempre più splatter, sempre più gore. Un personaggio fuori di testa fa vendere? Allora ce ne mettiamo dieci e poi cento e poi tutti sono contemporaneamente fuori di testa, e assassini mentre si ammazzano trombano, non per fare l'amore ma il sesso più estremo nella maniera più strana con tutti gli altri ad applaudire e rosicare (qualunque sia l'età , il sesso o il background del personaggio alla fine risulta sempre e solo l'adolescente sfigato).


Brian Keen è nato in Pennsylvania nel 1967. Dopo il diploma si è arruolato in marina che ha lasciato dopo il periodo obbligatorio di ferma. Prima di diventare scrittore di professione ha fatto una moltitudine di lavori come il buttafuori,l'operaio di fonderia, il disc jockey, il maestro di asilo e altri ancora.

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martedì 13 luglio 2010

Fuga nei mondi accanto

Stai rincasando di notte, dopo un turno di lavoro ingrato, con una delle ultime corse della metropolitana. Sei il solo a scendere alla tua stazione. Sulla banchina non c'è nessun altro. Ma l'unica uscita è bloccata da due figuri dall'aria bieca e feroce, che sembrano portare scritta in fronte la parola "rapina". Tu non sei un coraggioso, la violenza fisica ti ha sempre fatto paura. E sei già abbastanza avvilito per conto tuo. Questa non ci voleva proprio... O sì?... I rapinatori (lo vedrai subito) sono rapinatori davvero, ma il viaggio cominciato nella metropolitana della tua città, ti condurrà verso stazioni che non avresti mai immaginato.



E’ estate e fa un caldo boia. D’altra parte ci sono talmente tanti ladri eccellenti che vengono scoperti e arrestati ogni giorno che pure i nostri tg nordcoreani devono occuparsene almeno un po’, senza parlare come al solito di quanto faccia caldo in estate. Il nostro paese si avvia allegramente verso un declino inarrestabile, e per di più in ufficio l’aria condizionata è rotta. Insomma è un momentaccio. Quindi di che parlare? Visto il buco sotto il mare da cui esce chissà cosa a largo degli USA si potrebbe parlare di Crociera nella catastrofe, ma lo abbiamo già fatto, e inoltre l’oceano era dall’altra parte dell’America. E allora? Diciamo che in vista di qualche recensione migliore, ma più faticosa, il Vostro Lettore continuerà a recensirvi libracci da battaglia, pulp scritti di getto, confusionari e scoppiettanti, ottimi da consumare sulle nostre spiagge sporche e affollate! Quindi oggi presentiamo Fuga nei mondi accanto, romanzaccio senza attimi di pausa dell’ onesto mestierante Philip E. High. Fuga nei mondi accanto parte da un’ottima idea di base e sviluppata benissimo nella prima parte. Come spesso succede per questo tipo di produzioni, dopo il grande inizio lo scrittore si perde, finisce le idee e tende a terminare di riffa e di raffa, mescolando un’ idea strampalata all’altra e pure scopiazzando qua e là. Lo scrittore riesce sempre a tenere un ritmo sostenutissimo all’azione, ma dopo un po’ questi non è più appoggiato da alcuna idea. L’inizio è invece estremamente interessante. Un uomo improvvisamente, uscendo dalla metropolitana, si trova in un mondo molto simile al proprio ma leggermente diverso. Modelli di macchine mai viste, marchi commerciali leggermente dissimili dai propri , fino alle monete diverse e non compatibili. A questo inquietante scenario si aggiunge un forte tensione nell’aria, il presagio di una minaccia, di una guerra imminente e distruttiva, che aleggia su questa dimensione. Sicuramente consigliato a chi è di “bocca bona”, e che pur di gustarsi qualche decina di pagine interessanti vuol pagare il prezzo di più di metà romanzo tirato via e perfino ripetitivo. La parte iniziale ha influenzato molti scrittori di fumetti e nelle sue atmosfere cupe e misteriose rintraccerete lo spunte di molte avventure, soprattutto a fumetti , come Dylan Dog.

L' autore:

Philip E. High nasce a Biggleswade nel Bedfordshire il 28 aprile 1914, e muore nel 2006 nel Kent. Nonostante abbia cercato di diventare uno scrittore fin dall’ adolescenza Philip E. High non ha avuto alcun successo per parecchi anni. Durante la seconda guerra mondiale ha servito in marina e fino agli anni ’50 ha cambiato una serie di posti di lavoro compresi viaggiatore di commercio, agente assicurativo, reporter, venditore, e autista. Finalmente in quegli anni, complice una grandissima attenzione del pubblico inglese per la fantascienza è riuscito a diventare scrittore professionista.











immagini e foto prese da:

http://philipehigh.com/
http://www.mondourania.com/urania/u781-800/urania785.htm

martedì 8 giugno 2010

Effetto Valanga

Con questo romanzo, che prende spunto da un suo precedente racconto, Mack Reynolds si riconferma l'indiscusso maestro di quel genere fantascientifico che si potrebbe definire "commedia socio-economica". In una città dell'Arizona un tipo uomo-medio americano, Marvin Sellers, fa una sera i suoi conti e si accorge di non potersi permettere un nuovo, modernissimo modello di frigorifero. Annulla l'ordinazione e mette in moto, in piena innocenza, uno spaventoso cataclisma recessivo. Il suo piccolo risparmio di bilancio si ripercuote di prodotto in prodotto, d'industria in industria, producendo una reazione a catena che paralizza in pochi mesi l'intera economia mondiale. I massimi esperti non sanno più dove battere la testa, nulla sembra poter fermare la valanga che ha travolto il gigante consumistico. Finchè a qualcuno viene in mente di impegnare ogni restante risorsa nella ricerca della causa della crisi. E via via risalendo, si scopre che il colpevole, il primo anello della nefasta catena, è un uomo, un uomo solo, un certo Marvin Sellers, di Tucson, Arizona...

E' tempo di crisi e quindi parliamo di crisi economica con un romanzo degli anni '70, Effetto valanga di Mack Reynolds. Molti credono che la fantascienza umoristica sia nata con la guida galattica (peraltro un deciso romanzo catastrofico, visto che in poche pagine l'intera terra viene disintegrata!!) ma non è certo così. Anzi tra i generi più visitati dall'humour c'è proprio quello catastrofico, fin dai tempi della preistoria fantascientifica. La crisi che Reynolds scatena sulla terra è la crisi economica! Da un mancato acquisto crolla l'intera economia! La genesi del romanzo è da cercarsi nella crisi economica reale in cui finì l'America degli anni '70, scendendo dal piedistallo su cui era da 20 anni , e dalle cui altezze ogni americano medio guardava gli altri come un re. Quel periodo produsse la fantascienza americana anni '70. A parte la trovata iniziale, geniale, corrosiva e divertentissima , che non a caso fu copiata spudoratamente (loro direbbero che è una citazione) dagli autori di Dylan Dog per un episodio del loro detective, il romanzo dell'autore americano non è certo un gran che. In un pianeta sconvolto da crisi e disoccupazione,al tempo della guerra fredda, l 'ironia bipartisan dell'autore funziona così: gli americani hanno un presidente donnaiolo e deficiente, mentre il vero lavoro viene fatto dai funzionari, invece i sovietici hanno un regime terribile che ovviamente soffre sopratutto della mancanza di democrazia e dal giorno alla notte finisce lasciando tutti liberi...la crisi poi viene risolta nel modo più semplice. Si prestano i soldi alla persona che inizialmente ha dato via a tutto annullando l'acquisto, che così può comprare di nuovo e far ripartire tutta l'economia (creando debito? stimolando l'economia di consumo? ).
Il romanzo è inefficace perché per ironizzare sulla situazione propone soluzioni che a loro volta sarebbero da prendere per il culo. L'impero sovietico che si sfascia perché un giovane funzionario inizia ad arrestare tutti i politici poco efficienti e corrotti, e che quindi arresta tutti i politici sovietici fino al segretario del partito fa ridere. Non perché alla fine quei politici fossero poco corrotti o molto efficienti (anche se in quegli anni l'Unione sovietica era un impero mai raggiunto prima da nessuno zar), ma perché è molto difficile credere che da zero si possano mettere tutti in gabbia uno dopo l'altro. E poi, se si inizia ad arrestare politici corrotti perché fermarsi all'URSS? Si potrebbe proseguire, arrivando tipo in Italia, al che si smette di ridere e si inizia piangere. E perché i politici comunisti sono corrotti e questa è cosa grave e gravissima (e c' avrebbe pure ragione) e quelli occidentali no? E perché avere un presidente cretino, puttaniere e che cerca di farsi passare per l'unto del signore (ehh si , nel romanzo succede proprio così), invece è una cosuccia divertente e innocua? mah..
Forse si stava male nei paesi comunisti, e c'era poca libertà e tante altre cosucce brutte, ma quei paesi non facevano debito pubblico tanto per cominciare, mentre da noi se n'è fatto tanto e troppo a quanto pare. E ora la paghiamo cara.
Insomma effetto valanga parte da un'idea geniale, su cui si è voluto costruire un romanzo affatto robusto; peccato, perché Mack Reynolds poteva fare molto di più.

L'autore :

Dallas McCord Reynolds
Mack Reynolds è nato come Dallas McCord Reynolds a Corcoran nel 1917 ed è morto a San Luis Potosi nel 1983. Giornalista economico prestò servizio nei Marines. Sostenitore del partito socialista americano ,dopo la guerra divenne autore di racconti di fantascienza, consigliato dall'amico Fredric Brown.

link:
http://astericolum.blogspot.com/2009/11/buon-compleanno-mack-reynolds-11111917.html
http://www.mondourania.com/
http://people.uncw.edu/smithms/Ace_5N1.html

domenica 9 maggio 2010

Il tenente

Quando uno scrittore di fantascienza sceglie come tempo un futuro non troppo lontano, si espone inevitabilmente a essere smentito dai fatti. Così "Il tenente", pubblicato per la prima volta nel 1939, e che parla della prossima (per allora) guerra mondiale, è pieno di cose che poi non accaddero. I comunisti non presero il potere in Inghilterra, la Francia non ridiventò una monarchia, l'Unione Sovietica rimase quella che era. Ma chi di noi, nell'esplosivo mondo di oggi, si sente di escludere che il classico romanzo di Hubbard guardasse più in là, e che le sue previsioni si riferissero alla terza guerra mondiale? Tutto allora è di nuovo verosimile, per non dire probabile: le pestilenze che devastano l'Europa, l'inquinamento atomico, i saccheggi, le carestie, la scomparsa di ogni coerente struttura sociale e politica. E in questo paesaggio brullo e terribile, in questo nuovo medioevo barbarico, l'odissea di un piccolo reparto di veterani al comando del tenente. Sono uomini sopravvissuti a tutte le battaglie, a tutti i folli massacri ordinati dai generali di stato maggiore, sono guerrieri spietati e invincibili. E tuttavia le ultime speranze di pace sono nelle loro mani.

E’ tempo di crisi. E in ogni crisi le persone per interpretare il futuro si rivolgono al loro immaginario. Come funghi spuntano articoli e blog che profetizzano la fine della nostra civiltà con gli strumenti che hanno a disposizione. L’ultima crisi è stato il raggiungimento del picco del petrolio in USA negli anni 70 e quindi gli scenari a cui tutti ricorrono si rifanno ai romanzi di quel periodo. Magari i nostri bloggers non sanno bene da dove arrivano queste idee, pensano di essere dei profeti ma in realtà profetizzano solo il passato, che altri hanno scritto per loro.
E’ quindi tempo di andare a vedere cosa succedeva molti anni fa, prima di una grande crisi passata, un tempo in cui la fantascienza catastrofica era ancora preistoria, e come un grande scrittore estrapolò i sentimenti e le paure dell’ epoca.
Perché non è vero che il mondo così come lo conosciamo è alla fine. Perché non conosciamo la fine.
Il Tenente è stato scritto nel ’39, un periodo in cui una sanguinosa guerra devastava l’Europa e in cui gli americani stavano ancora decidendo se si poteva fare affari con Hitler. Hubbard indovina i dettagli, ed è un grande a farlo, ma manca il bersaglio grosso. Il mondo non precipitò in una guerra infinita , e si risollevò velocemente una volta che la seconda guerra mondiale terminò. Possiamo serenamente concludere che il mondo non finirà domani. Magari finirà l’euro, magari finirà il capitalismo, ma sicuramente non ci ritroveremo a rubarci la benzina come in Mad Max (anche perché potremo usare il Diesel, un motore ideato più di un secolo fa appositamente per funzionare con oli vegetali!!).
Il Tenente rivela l’abilità davvero sorprendente del controverso Hubbard. Il romanzo è scritto con uno stile eccezionale, considerando che si trattava di roba da pulp; a tratti mi ha ricordato Rigoni Stern, forse per l’argomento trattato. La narrazione è precisa , elegante e coincisa allo stesso tempo. L’ utilizzo delle parole, la costruzione delle frasi, ricerca sempre una sua originalità, mai a discapito della scorrevolezza. Sicuramente un maestro per il settore in cui scriveva, consigliabile ancor oggi agli aspiranti scrittori. La trama è tutto sommato già vista: in un mondo devastato dalla guerra un battaglione al comando del Tenente decide che è ora di smettere di seguire degli ordini che vengono da un misterioso quartier generale e darsi da fare, fino a prendere il potere. Già vista si! Peccato che questo romanzo sia precedente a tutti gli altri! Hubbard parla della guerra riferendosi a quella precedente. Scorrendo le pagine viene in mente Niente di nuovo sul fronte occidentale. La guerra sarà poi diversa. Sebbene il Tenente in una pagina discordi con Napoleone, le sue imprese lo ricordano. Anche Napoleone sostentava l’ esercito con quello che riusciva a saccheggiare. Sicuramente sono molti, e colti i riferimenti in questo libro. Hubbard infine riesce nella straordinaria imprese di tratteggiare la figura di un comandante originale e allo stesso tempo realistica. Pochi ci sono riusciti. Il tenente ha ormai più di 70 anni ma se non sapete cosa prendervi di nuovo in libreria, fate un salto al negozietto dell’usato dietro l’angolo e non rimarrete delusi.

L'autore
Lafayette Ronald Hubbard è nato a Tilden nel 1911 ed è morto nel 1986. Hubbard lasciò presto la facoltà di ingegneria dove era iscritto per diventare scrittore di professione. La sua carriera subì un rallentamento con l’arruolamento in marina e fu praticamente abbandonata negli anni seguenti, quando dimessosi dall‘ esercito fondò la religione di Scientology, assieme fra gli altri agli scrittori Cambell e Van Vogt.

immagini e foto prese da:
http://www.arte.go.it/mostre/urania/sala_2.htm

domenica 21 marzo 2010

The Dome

Immagina un formicaio e una lente di ingrandimento. Immagina un raggio di sole attraverso la lente. E immagina di essere la formica, mentre un bambino crudele maneggia la lente…

È una tiepida mattina d'autunno a Chester's Mill, nel Maine, una mattina come tante altre. All'improvviso, una specie di cilindro trasparente cala sulla cittadina, tranciando in due tutto quello che si trova lungo il suo perimetro: cose, animali, persone. Come se dal cielo fosse scesa la lama di una ghigliottina invisibile. Gli aerei si schiantano contro la misteriosa, impenetrabile lastra di vetro ed esplodono in mille pezzi, l'intera area - con i suoi duemila abitanti - resta intrappolata all'interno, isolata dal resto del mondo. L'ex marine Dale Barbara, soprannominato Barbie, fa parte dell'intrepido gruppo di cittadini che vuole trovare una via di scampo prima che quella cosa che hanno chiamato la Cupola faccia fare a tutti loro una morte orribile. Al suo fianco, la proprietaria del giornale locale, un paramedico, una consigliera comunale e tre ragazzi coraggiosi. Nessuno all'esterno può aiutarli, la barriera è inaccessibile. Ma un'altra separazione, altrettanto invisibile e letale, si insinua come un gas velenoso nel microcosmo che la Cupola ha isolato: quella fra gli onesti e i malvagi. Tutti loro, buoni e cattivi, dovranno fare i conti con la Cupola stessa, un incubo da cui sembra impossibile salvarsi. Ormai il tempo rimasto è poco, anzi sta proprio finendo, come l'aria...

Con the Dome (la cupola) Stephen King ritorna al grande romanzo , il genere di narrazione che lo ha reso popolare. In the Dome l’autore americano continua la sua evoluzione stilistica e continua a sperimentare però secondo me dimostra di aver raggiunto i suoi limiti. Infatti per tutto il romanzo il lettore ha l’ impressione di dejavu, come se ogni trovata o ogni personaggio siano presi e copiati da altre opere, sia dell’ autore stesso sia di altri. Comunque King decide di scrivere un romanzo particolare, non per lo stile di scrittura , per la trama trattata o per le trovate ma per come imposta lo scorrimento del’azione. L’acceleratore è sempre premuto a tavoletta e omicidi, stupri, disastri di vario tipo si succedono uno dopo l’altro con un ritmo sempre sostenutissimo. E’ una cosa voluta ed infatti confessata da King stesso che nelle note finali ci fa anche capire come si scrive un grande romanzo che possa vendere bene al giorno d’oggi. Infatti King si serve di un nutrito staff che si occupa di sistemare ogni dettaglio tecnico e compie le ricerche per lo scrittore ma anche di redattori personali che leggono i manoscritti e suggeriscono tagli e cambiamenti e che aiutano l’artista a tenere la barra sempre ben dritta verso la successione vorticosa degli episodi. evitando ogni momento di pausa. Oltre a questo apprezzabilissimo tentativo di andare sempre avanti, che nonostante le critiche di qualsiasi colore e provenienza Stephen King ha sempre ricercato, cambiando e sperimentando stili e modalità di narrazione e nonostante alla fine la storia raccontata in the dome sia decisamente apprezzabile ci comunque sono molti difetti nel libro. Oltre al già citato succedersi di dejà vu, con l’ex soldato Barbie che ricorda molto Rambo all’ inizio, altre cose stonano un po’.
Intanto la follia gigantesca che emerge da molti abitanti di quella che dovrebbe essere una cittadina un migliaio o poco più di residenti; tra questi ci sono a quanto pare decine di psicopatici pronti a stuprare , torturare e uccidere con gran piacere. La cosa è abbastanza inverosimile. Poi la figura del gran cattivone, che da vicesindaco di provincia si scopre essere un vero e proprio imperatore del male, tipo Don Corleone. La figura del cattivone ricorda un po’ le vecchie storie di Tex Willer. Il ranger di Bonelli si imbatteva sempre in enormi complottoni orditi dal cattivone di turno, per sgominare i quali uccideva e torturava decine e decine di persone, faceva attentati, incendiava boschi e città, tutto a cuor leggero. Al momento di arrivare al cattivone però improvvisamente Tex diventava garantista e non voleva mai sparare in faccia al super boss, ma “assicurarlo alla giustizia” per fargli avere un “giusto processo”, anche se naturalmente Tex era sicuro del verdetto :”corda e sapone!”. Ma il cattivone scappava sempre e finiva magari dentro a un fiume o investito da un treno o sotto una frana (così da poter essere magari riutilizzato in una nuova storia!). Tex ogni volta si fermava, si toglieva il cappello e come recitando una preghiera diceva :”poveraccio, che fine orribile!”. Eh ma gli altri 40 che hai ammazzato a fucilate, revolverate, coltellate, incendi, bisonti assassini aizzati non hanno fatto anche loro una fine orribile?Ad ogni modo Jim Rennie è tipo quei gran villain; bene, che fanno i cittadini onesti di Chester’s Mill? Cittadini pronti ad ammazzare , squartare e bombardare chiunque sfiori soltanto il loro prato? Uno alla volta,scoperte le malefatte del politico locale, vanno dal cattivone , da soli, e lo accusano di tutto: “so che fai questo, so che fai quello, lo dirò a tutti, ti rovinerò ecc”. Il gran cattivone ovviamente li uccide. Alla prima volta si rimane orripilati, che persona malvagia! E che cittadino ingenuo! Alla seconda si inizia a storcere la bocca. Quando la decima persona va da sola dal cattivone ad accusarlo non se ne può più! Ovviamente il cattivone ammazza tutti in questo modo e ricopre la città di cadaveri, ma nessuno se ne accorge, anzi i cittadini boccaloni credono che l’ assassino sia l’ ex soldato Barbie (che poi è tipo ex colonnello)! Probabilmente King tenta di mostrare i limiti della democrazia e l’ingenuità di credere che questa protegga le persone ma non è un tentativo molto riuscito.

C’è invero un’ aria di stanca nel romanzo, una stanchezza dell’ America, come se non riuscisse più ad affrontare i problemi o comunque ad avere più certezze, non solo nelle singole persone ma anche in quelle istituzioni granitiche un tempo, come la fede o l’ esercito. Anche in questo caso S. King si dimostra geniale nel recepire questa atmosfera e a provare a descrivere il sentiment di questo momento storico. Forse per questo King è arrivato al capolinea? Perché c’è arrivata l’America che ha sempre cantato? Ai posteri, e ai lettori, l’ardua sentenza.

L'autore :
Stephen Edwin King nasce il 21 settembre 1947 a Portland negli Stati Uniti. Frequenta il liceo alla Lisbon Falls High School, a Lisbon Falls e l'università del Maine ad Orono dove si laurea in inglese. Non disponendo di molti mezzi King ha sempre lavorato durante e dopo gli studi, come benzinaio, spazzino, bibliotecario inserviente in una lavanderia ecc prima di diventare scrittore professionista.
King è probabilmente lo scrittore più famoso del mondo e quello che ha venduto di più, sia nel panorama degli scrittori viventi che nella storia. Si parla di oltre 500 milioni di copie ,che portano King ad aver venduto circa 5 volte di più di tutta le serie di Harry Potter o del Guinnes dei primati, il libro protetto da copyright più venduto nella storia dell'umanità.
Molti suoi libri (diciamo tutti ...) sono diventati trasposizioni cinematografiche, televisive, a fumetti con alterni risultati, da capolavori assoluti a ciofeche da troma production. Lo stesso King è stato sceneggiatore e regista.

Immagini e foto prese da :

http://pinoyman.wordpress.com/2009/10/21/excellent-jacket-cover-art-for-stephen-kings-under-the-dome/

link utili :

L'informatore
convertitore misure americane

giovedì 25 febbraio 2010

Pertini

20 anni fa moriva Sandro Pertini. Vorrei , in questo modesto spazio, ricordare un grande Italiano con una vignetta di Andrea Pazienza:

domenica 21 febbraio 2010

L'anno del massacro


Da quando l'umanità combatte gli Chtorr non ha mai conosciuto un momento così critico. E il comandante Jim McCarthy sa che gli obiettivi del nemico sono molto più ambiziosi di quanto non sembri...









E' rarissimo trovare nel panorama della fantascienza qualcosa potentemente conservatore , decisamente di "destra" come questa saga di David Gerrold . Probabilmente perché la fantascienza parte dalla realtà attuale ed estrapola tendenze per criticare, analizzare o mettere in evidenza qualche elemento della nostra società che l'autore di turno trova inquietante. In pratica per sua natura la fantascienza non può essere conservatrice perché è un genere che fa del cambiamento la sua ragione di essere. Le eccezioni riguardano alcune schifezze partorite da autori ormai anziani che per replicare il successo passato si incartano in abbietti vaneggiamenti ultraconservatori, come Clarke e la sua Odissea finale. Oppure romanzi come fanteria dello spazio poco compresi e poco letti che loro malgrado subiscono un marchio (immeritato in questo caso) "politico". Nella storia recente alcuni autori pesantemente conservatori hanno prodotto e venduto molti libri, ad esempio M. Crichton, però in quel caso si sconfina nel best seller, una prateria dove l'ultraconservatorismo ha sempre trovato terreno fertile. Si pensi a W. Smith che è arrivato a difendere a spada tratta l'apartheid "perché i negri da soli fanno casino" e a trattare tutti i democratici come terroristi.
Gerrold scrive invece un autentico libro di fantascienza, un ottimo libro a mio modo di vedere e quindi compie un 'operazione a mia memoria mai tentata. Per fortuna (o per ignoranza...) il lettore medio di fantascienza non ha apprezzato più di tanto questo libro , anche senza notare l' operazione politica, credo sopratutto per la sofisticazione della messa in atto.

Il nostro mondo, la terra , subisce un invasione. Un intero ecosistema alieno, fatto di piante , animali, insetti, virus e batteri arriva sul nostro pianeta e lo aggredisce. Moltissime specie scompaiono, interi ecosistemi vengono devastati. L'animale simbolo di tutto è il "verme", una gigantesco vermone simile a quelli di dune che passa e mangia tutto quello che trova.
A peggiorare le cose molti paesi non hanno tanta voglia di combattere. I paese "emergenti" infatti sembrano fregarsene della difesa del pianeta. Non collaborano come si deve. Rifiutano di utilizzare decine di bombe atomiche contro gli alberi e l'erba aliena. Anche la scienza è contro il povero esercito. Gli scienziato studiano studiano ma non arrivano a nessuna conclusione. C'è bisogno di un tenente dell'esercito che scompra tutto in modo da indicare a quei deficienti come si fa.
Bisogna imbrogliare gli altri paesi, portandoli di fronte al fatto compiuto , sottomettere la scienza all' esercito e sopratutto sganciare ogni tre metri una bella bomba atomica che fa tanto bene all'ambiente. Chiaramente anche i militari non sono perfetti. Se ad esempio sono canadesi e non americani purosangue sono dei cretini e vanno messi a lavare i piatti.
Siccome il pianeta non si rende conto della minaccia bisogna spingere un po’ a favore della guerra totale. In una conferenza dell'ONU un generale fa finta di farsi mangiare vivo da un verme. Orripilati i delegati votano tutti quello che vogliono gli USA. Ovviamente col cazzo che il generalone si è fatto davvero mangiare, era tutto un trucco. Il romanzo è dei primi anni 90'. Pensiamo ora a Colin Powell che di fronte ad un attonita assemblea dell ‘ONU nel febbraio 2003 agita una provetta contenente antrace (in realtà borotalco credo) e giura a tutti che quella roba viene dall' Irak! Una balla cosmica purtroppo dimenticata tra le tante balle finte di questi tempi complottisti. Il parallelo è impressionante. A cavallo degli anni '80 -'90 Gerrold aveva previsto quello che sarebbe successo nella politica americana nei successivi 20 anni.

E ora?
Ora purtroppo per Gerrold, gli americani e il suo tenentino-so-tutto-io McCarthy (nome evocativo del Maccartismo..) hanno perso la loro guerra. Gli USA dopo aver devastato l'Irak e non aver trovato nessuna arma di distruzione stanno mestamente per lasciare il paese, magari sotto l'influenza iraniana (!). Il Brasile preso per il culo nel romanzo corre come un treno sotto un amministrazione di sinistra, come tutto il sud america. I vermi (rossi e mangiabambini..) hanno vinto e McCarthy ha perso. forse per questo clima di disfatta gli annunciati seguiti del ciclo non sono più usciti. Riuscirà Gerrold a continuare questo ciclo o dovrà aspettare al fine dell'era Obama (e magari l' inizio di quella Palin) per scrivere di nuovo?


L'autore:

David Gerrold il cui vero nome è Jerrold David Friedman nasce a Chicago nel gennaio del 1944. Ha iniziato a scrivere molto giovane per la televisione sceneggiando Star Strek, Ai confini della realtà e altre serie TV. Ha affiancato alla carriera di sceneggiatore quella di scrittore vincendo molti premi Nebula e Hugo.


Foto e immagini prese da:
http://thesituationist.wordpress.com/2007/09/04/attributing-blame-from-the-baseball-diamond-to-the-war-on-terror/
http://www.qforum.it/libri-di-fantascienza-e-fantasy/2536-chi-e-il-vostro-scrittore-scrittrice-di-fs-preferito.html
http://www.fantasticfiction.co.uk/
http://efanzines.com/EK/eI44/index.htm

sabato 6 febbraio 2010

La nebbia

Nella classica tradizione (che ora il cinema va via via riscoprendo) della grande catastrofe urbana provocata da un incidente imprevedibile, questa "Nebbia" giallastra e misteriosa che sgorga un mattino da un crepaccio nella campagna inglese e comincia la sua lenta e micidiale marcia su Londra, è una protagonista non inferiore ai famosi Trifidi di John Wyndham. Strani fatti di sangue avvengono in luoghi quieti, persone ragionevoli o timorate commettono gesti inspiegabili, atti assurdi, crimini bestiali. A poco a poco, il quadro si precisa, il cerchio si stringe attorno alla metropoli in un crescendo di orrore e disperata impotenza. Che cos'è questo nemico che rotola inarrestabile? C'è un cervello, una volontà in questa nebbiosa palla di morte?

La nebbia si inserisce nella ricchissima corrente della fantascienza catastrofica inglese ma è un romanzo tardo, successivo di parecchi anni al'età dell'oro del catastrofismo inglese degli anni 50'. Per questo motivo, pur partendo da quei presupposti Herbert non ci si focalizza più di tanto. I tempi sono cambiati. Movimenti giovanili e correnti di pensiero alternative al "sistema" hanno cambiato la società del dopoguerra, il punk, i mod , i rockers. Herbert è libero di sfruttare l'Inghilterra per qualcosa che non sia solo una critica ad una società ingessata e ipocrita e quindi può divertirsi molto di più, rimanendo più leggero. Herbert scrive un appassionante romanzo horror, che credo dovrebbe essere eletto a manuale per quanti vogliano cimentarsi nel genere.
La nebbia si scatena a causa di un esperimento di guerra batteriologica, avvenuto nel passato (quindi c'è il complotto governativo, ma appartiene a un tempo antico, gli anni '50 della guerra fredda). I militari sono sempre ottusamente rigidi ma meno onnipotenti e meno perfetti di prima, infatti vengono messi alle strette nelle riunioni di governo e costretti a cedere , a confessare. Si affidano ad un semicivile per farsi aiutare; si vede un influsso di opere come 007 o delle prime serie poliziesche , dove un protagonista esterno aiuta le forza ufficiali, abbandonando ogni finzione realistica. Herbert strizza pesantemente l'occhio al cinema, scrivendo un ottimo romanzo ma anche un' ottima sceneggiatura. Curiosamente nessuno ha mai tratto un film da questo romanzo, a differenza di altre cose di Herbert, forse perchè si tratta di qualcosa di veramente pesante.
Infatti James Herbert ci va giù duro.
La nebbia che si diffonde nell'Isola fa impazzire le persone, che commettono delitti efferati. Teste mozzate portate a spasso, pedofilia , suicidi di massa, aerei lanciati contro grattacieli. Herbert dosa sapientemente una enorme efferatezza a episodi ironici e divertenti, continuando nel contempo con la trama principale e tenendo sempre la tensione a mille.
Herbert disse che : "Sono molto poco sicuro di essere uno scrittore e non capisco perché abbia tanto successo". Si può rispondere : perché scrivi bene, costruisci trame appassionanti e tieni sempre alta la tensione! E quindi consiglio vivamente questo libro a tutti gli appassionati di horror e fantascienza.

L’autore:
James Herbert è nato a Londra nel 1943 e dal 1974 , anno del suo primo romanzo è sempre stato uno scrittore professionista. Oltre a scrivere è anche direttore artistico di un’agenzia di pubblicità e grafico. Ha infatti disegnato da solo le copertine dei suoi romanzi. Ha sempre avuto un enorme successo di pubblico arrivando a vendere oltre 40 milioni di copie dei suoi romanzi.






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martedì 2 febbraio 2010

fantascienza catastrofica inglese

L’Inghilterra si può considerare la patria della fantascienza catastrofica, non solo per aver prodotto il primo libro catastrofico dell’era moderna ma soprattutto per aver inondato il mercato nel dopoguerra di romanzi a tema catastrofico, che senza raggiungere quasi mai il grandissimo pubblico hanno comunque dominato la fantascienza influenzando l’intero genere e l’immaginario sulla catastrofe.
Gironzolando in rete devo dire che quello che ho trovato sul come e perché agli inglesi piaccia da matti mettere in scena la morte della nostra società non è molto. La corrente di pensiero maggioritaria parla della rivoluzione industriale e del luddismo, un movimento operaio che contrastò l’industrializzazione spaccando le macchine che erano state introdotte e che portavano alla disoccupazione. In pratica il catastrofismo sarebbe una rappresentazione della paura, estremizzata della tecnologia senza controllo e delle sue conseguenze nefaste.
Non sono molto d’accordo con questa chiave di lettura; il luddismo è troppo antico per aver influenzato la narrativa del ‘900 e ha prodotto ben altri effetti che ispirare qualche narratore, come la nascita dei sindacati , la lotta operaia, il socialismo e il comunismo. Il tutto è avvenuto 100 e passa anni prima dell’età d’oro della fantascienza catastrofica inglese.
Secondo me si deve cercare la radici del catastrofismo moderno in un’altra direzione. All’arrivo della seconda guerra mondiale gli inglesi avevano un impero. Sebbene ora gli storici mettano in evidenza giustamente che in quel momento ormai l’impero inglese era terminato, questo non era vero per gli uomini del tempo. Esiste un notevole ritardo storico nel prendere coscienza della cose e lo vediamo molto bene in questo momento, in cui l’impero americano declina. La maggioranza delle persone è convinta che al momento gli USA comandino il pianeta e alcuni paesi, come la Cina, l’India o il Brasile siano abitati da simpatici zoticoni intenti a mangiare il riso delle ciotole, a fare il bagno nei fiumi vestiti di stracci o al limite a mettersi due puppe finte e fare i viados, almeno quei ragazzi che non sono intenti tutta la giornata a giocare a calcio.
C’è un ritardo notevole nel capire i fenomeni che avvengono sopra le nostre teste e gli inglesi non avevano ancora capito, come tutti gli altri, che il loro dominio secolare sul mondo era finito. Considerate una società con molte meno informazioni di adesso, un impero durato circa tre secoli che estendeva il dominio dall’ Australia fino a nuovo mondo. Per farsi un’ idea di cosa fosse l’Inghilterra va ricordato che la creazione del nostro paese, l’Italia , fu incoraggiata dall’impero britannico che voleva creare un paese forte a sud che potesse infastidire la Francia. Quando a scuola studiai l’unità d’Italia da nessuna parte c’era scritto che i mille di Garibaldi poterono arrivare in Sicilia indisturbati perché la flotta borbonica era sotto il tiro delle cannoniere inglesi.
Insomma, erano i padroni. Il cittadino inglese da una parte sapeva di vivere nella superpotenza dell’ epoca e dall’altra viveva in una società ben regolamentata da norme e comportamenti esteriori , molto vincolanti e rigidi, obbligatori in un paese imperiale. A livello di società questo sarà poi contestato dai vari movimenti giovanili successivi , come il punk. Ne avevano ben d’onde. Nel ’36, gli Stati Uniti disponevano di 3 carri armati e di un esercito inferiore a quello portoghese. Le potenze europee, Francia e impero austro ungarico erano state sconfitte nell’ultimo secolo. Il resto del mondo era composto da poco più che scimmie, barbari senza dio da conquistare e comandare, e da depredare di risorse.
Poi arrivò la seconda guerra mondiale. La guerra per gli inglesi fu durissima ma vissuta in modo singolare. Se i soldati combattevano e morivano in tutto il mondo nell’ isola non arrivava l’odore della polvere da sparo. Gli inglesi vivevano la guerra solo dai bollettini degli inviati. Non esisteva televisione ma solo i giornali e cinegiornali; era un epoca diversa da quella odierna. I giornalisti erano al servizio del governo e scrivevano quello che voleva il governo, senza alcuna eccezione. La censura non andava nemmeno invocata, c’era e basta, ed era totale. Intanto il commercio mondiale andava fermandosi e per gli abitanti di un’ isola abituata a ricevere merci da ogni parte del mondo, come la Roma imperiale, iniziarono i tempi duri, i razionamenti , il freddo e la fame. Sotto la patina del gentiluomo inglese si tornò a vedere la belva umana. In realtà da un certo verso le privazioni della guerra sono state senz’altro più dure in Italia, dove furono distrutte molte infrastrutture e dove si fece la fame più nera. Ma noi non ci consideravamo i padroni del mondo. Eravamo un vaso di coccio subalterno fin dalla creazione del paese (e senza alcun dubbio lo saremo fino alla fine dei tempi .. ma questa è un’altra storia, anzi una storiaccia). Per gli inglesi fu uno shock. Mi immagino che iniziò a dilagare un certa prostituzione per necessità , verso qui pochi che disponevano di tessere valide per ottenere cibo e altri generi necessari. Sicuramente c’ era una grande corruzione e pure c’era chi ne approfittava, politici corrotti e bande criminali. Il mondo imperiale britannico in poco tempo crollò lasciando il posto ad un’ umanità più brutale, più diretta , intenta a sopravvivere con ogni mezzo; paradossalmente più vera e sincera di quella precedente.
La guerra infine arriverà anche nell’ isola ma in un modo unico rispetto a tutti gli altri, tramite bombardamenti e senza una vera invasione. Gli Inglesi non sono mai stati occupati e risparmiandosi gli orrori dell’ occupazione si sono concentrati sugli errori (molto minori) di un paese allo stremo. Probabilmente non sapremo mai cosa è stata l’avanzata tedesca in Unione Sovietica, abbiamo questo numero, 28 milioni di morti, ma è solo una fredda cifra. Cosa deve essere stata l’occupazione giapponese della Cina, pure quanto brutale e spietata sia stata la controffensiva sovietica in Germania, quando probabilmente ogni donna dai 4 ai 90 anni fu stuprata.
Ma a Londra ogni stupro veniva commesso da un inglese, non da un soldato straniero diverso di divisa e di lingua. E per ogni delitto non c’era più la copertura dello stato, la polizia era probabilmente nel caos più completo e magari sottodimensionata per la chiamata alle armi. Basta poco per far crollare la fiducia nelle istituzioni e nell’ordine costituito. Per un paese che di questi capisaldi aveva fatto la sua ragione di essere da secoli fu una secchiata di acqua gelida nel viso.
Gli scrittori che erano ragazzini in questi anni successivamente rielaboreranno questo periodo utilizzando il mezzo del catastrofismo. La società da loro descritta risponde bene a quello che avevano visto e quindi:
  1. Il governo mente sempre e considera il popolo non in grado di sapere mai la verità
  2. Ci sono gruppi che decidono di combattere il governo ma solo per sostituirlo
  3. Alla prima difficoltà la patina di civiltà umana scompare e gli uomini si comportano come selvaggi
  4. Non c’è nessuna morale e nessun Dio che possano riempire la pancia
  5. I sopravvissuti devono comportarsi come una piccola tribù , dove il più forte deve comandare
  6. Le donne sono preda e trofeo di guerra
In tutto questo panorama abbastanza omogeneo nelle sue varie diversità c’è un’ unica eccezione reale, Ballard, il più famoso scrittore catastrofico inglese che non ha mai , o quasi, scritto di fantascienza catastrofica inglese! Ma Ballard merita che si parli a parte e un’ altra volta.

http://iris.cnice.mec.es/kairos/ensenanzas/bachillerato/mundo/cambios_04_02.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Londra
http://www.annamariafarina.net/2009/12/uriel-litalia-e-lo-stato-liberale.html
http://www.biografiadiunabomba.it/bombardamenti_seconda.php

martedì 12 gennaio 2010

La spedizione degli angeli


Gli Angeli di cui qui si tratta portano giubbe di cuoio, coltelli a serramanico, catene, ispide barbe. Si lavano poco e si picchiano molto. Fumano strane sigarette e bevono ancor più strane pozioni. Volano non con le ali ma per mezzo di potentissime motociclette. Sono insomma gli Angeli dell'Inferno, il famosi Hell's Angels di California, che la distruzione nucleare dell'America e della civiltà non è riuscita a eliminare. Nei nuovi piccoli stati che si vanno formando dopo la catastrofe, gli Angeli hanno anzi una posizione di tutto rispetto. Sono diventati il braccio irregolare del governo, i commandos cui si affidano le missioni più dure, i motocowboys che si addentrano nei territori contaminati, a esplorare, razziare, combattere. Tre di essi vengono inviati a catturare un uomo prezioso per la California, e le loro peripezie, i loro duelli feroci, i loro trucchi, il loro coraggio, i loro rapporti con zingari, indiani, soldati amici e nemici, l'incontro della loro violenta subcultura con la rinata civiltà dei pellerossa, formano un'originalissima epopea che combina la cruda avventura western con la spaziosa poesia di "Easy Rider".

La spedizione degli angeli è un romanzo post apocalittico e trova i natali nel periodo della fantascienza catastrofica degli anni 70. Solitamente in questo tipo di romanzi il periodo della catastrofe viene lasciato nell’ombra e utilizzato come elemento per accrescere l’interesse fino allo svelamento che spesso accade non prima di metà romanzo. Invece Steve Wilson ci spiega subito cosa è accaduto, nelle prime 3,4 pagine della sua opera: una guerra nucleare che ha annientato il mondo così come lo conosciamo e che ha lasciato gli Stati Uniti divisi in stati ostili tra loro;. Alleati ad uno di questi feudi ci sono i mitici angeli dell’Inferno, che da ormai due secoli continuano nel loro stile di vita, fatto di risse, stupri, bevute colossali ma anche prove di coraggio. Wilson compone un’opera originale, scrivendo uno di quei rari libri che parla di motociclisti per i motociclisti, mettendo in mostra un discreto dettaglio tecnico riguardo alle moto di cui si narra. Gli Hell's Angels non sono raffigurati in maniera idealizzata ma vengono invece immortalati in tutta la loro violenza, par di capire disapprovata dallo scrittore tramite la figura del “letterato” Eliot. Il protagonista, un angelo dell’ Inferno, farà un percorso di crescita che lo porterà infine a ripudiare uno stile di vita insufficiente a colmare un’ intera esistenza. In questo percorso verrà aiutato dagli indiani Lakota , che lo aiuteranno nella sua ricerca spirituale. Tutto il libro di Wilson è permeato dalla voglia di libertà e dalla malinconia nel sapere di poterla perdere nel futuro, a causa dei “borghesi” che vogliono ricostruire una società funzionale e meno permissiva. Wilson purtroppo si perde nel finale, un po’ tirato via , che poteva essere sviluppato meglio. Le battaglie e l’andamento della guerra ricordano da vicino la guerra civile americana, elemento che influenza moltissimi romanzi made in USA , che si esprime nella violenza delle occupazioni nemiche e nello spettro della secessione.
La spedizione degli angeli risulta un romanzo datato ma comunque ancora oggi presenta notevoli elementi di interesse.


Immagini e foto prese da:
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giovedì 31 dicembre 2009

Auguri!


Dopo circa 6 mesi di questo blog ho ben 6 lettori fissi! A fine anno voglio ringraziare pubblicamente questi pazzi che evidentemente leggono periodicamente le mie recensioni! Da notare che molti sono scrittori, il che mi rende orgoglioso! Il primo è Alessandro Girola , aspirante scrittore professionista che riempie la rete con i sui ebook. Il ragazzo merita sicuramente la pubblicazione e mi auguro di vederlo in libreria prima o poi! Il suo blog , il blog sull'orlo del mondo (http://mcnab75.livejournal.com/), è decisamente interessante. Anche Massimo Muntoni scrive e il suo blog è Riflessi Genuflessi (http://massimomuntoni.blogspot.com/ ) ma si cimenta anche nella recitazione! EddyWorld è pure scrittore( http://ilmondodiedu.blogspot.com/).
AmosGitai invece recensisce film nel suo blog: http://amosgitai.blogspot.com/ . Un altro recensore è Elvezio Sciallis che nel suo blog scrive sempre cose molto interessanti http://elvezio-sciallis.blogspot.com/.
Dulcis in fundo una bella ragazza, Daniela Gambo, che scrive libri e ha anche un blog. Purtroppo la ragazza ama i gatti e io invece li detesto! Potete leggerla in http://altrodoveblog.blogspot.com/ http://novevite.blogspot.com/ e http://liberculi.blogspot.com/ .
Grazie a voi ragazzi e a tutti quelli che mi leggono.
Un augurio di un 2010 fatto di soddisfazioni, pubblicazioni, serenità e buone letture a tutti!

mercoledì 30 dicembre 2009

La terza forza

E' una mattina di settembre dell'ottavo anno del terrore, la spietata dittatura scientifica di Paolo Orlovski. Una donna arriva alla Grand Central Station di New York e la trova spaventosamente vuota. Dove sono finiti milioni di americani? E' possibile che un governo faccia sparire gli abitanti di un'intera città? O si sta aprendo una crepa nel regime perfetto? La risposta è affidata a Elena Haumann, un tempo solerte funzionaria e ora collaboratrice delle forze ribelli. Il nuovo romanzo di Marc Laidlaw è una partita a scacchi giocata contro il tempo e contro la morte.


Marc Laidlaw sicuramente possiede un ottimo stile. Scrive molto bene però non si capisce di cosa stia scrivendo. Faticosamente pagina dopo pagina ci si rende conto che la terza forza è una Ucronia. Questo pregiudica sicuramente il giudizio del vostro lettore, a cui le Ucronie non piacciono. Pochissimi scrittori sono riusciti a utilizzare questo mezzo per produrre qualcosa di decente, penso a 1984 o a il mondo nuovo. Per il resto ricordo romanzi illeggibili purtroppo pagati cari in libreria come la macchina della realtà. Il fatto è che creare un intero nuovo universo, ma soltanto leggermente slittato rispetto al nostro è un lavoraccio. E comunque bisogna appassionare il lettore. Invece questo romanzo di Laidlaw fallisce nel suo compito. Questa strana società costruita da Laidlaw è un misto della Germania est comunista, con la sua stasi e Germania nazista, una società quindi immersa nel totalitarismo. Si capisce che più o meno prima era una società libera e che una sorta di guerra civile l'ha divisa in due blocchi , entrambi occupati da dittatori, in guerra tra di loro. Si tratta però di un totalitarismo completamente irreale, dove manca alcun consenso di massa, anzi sembra che l'intero paese sia vuoto. In questo paese disabitato si muovono alcuni personaggi, che spessissimo si trovano in piazze o sopratutto stazioni ferroviarie completamente deserte. Luoghi fatti evacuare par di capire, dal regime, per annichilire psicologicamente queste persone. Ma tutto in maniera abbastanza insensata. Il dittatore si chiama Orlovsky ed è un vecchietto completamente rimbambito ossessionato da una vecchia fiamma, Elena, che una dei protagonisti. Vengono fatte mancare completamente le ragioni della dittatura; ne viene preso solo l'aspetto esteriore. Invece le vere dittature hanno sempre avuto un enorme sostegno di massa, dalla maggioranza, e si chiamano dittature perché opprimono le minoranze, cosa che non dovrebbe accadere in democrazia. Così la Germania nazista aveva un grande sostegno da parte degli industriali, che tornavano a fare affari, dai lavoratori che potevano lavorare e non essere più disoccupati, dalle classi aristocratiche e dalle forze armate, umiliate negli ultimi anni. Si perseguitavano invece le minoranze, zingari , ebrei , comunisti ecc. Poi questo abbraccio si rivelerà mortale, portando tutti quanti alla rovina. Va ricordato l'episodio della 6 armata tedesca, annientata in Unione Sovietica. L'esercito aveva rinunciato alle sue prerogative a favore del dittatore, potendo così alla fine essere impotente alla propria distruzione certo, ma ricavandone per molti anni un prestigio e risorse impossibili in precedenza. Ma in questo romanzo pare non esserci niente di tutto questo. Ci sono solo queste figure, che ricordano un po’ Kafka come atmosfera, che si muovono alla deriva tra visioni e viaggi, sempre in solitaria, sugli onnipresenti treni, l'unico mezzo di trasporto permesso in questo strano mondo. Le visioni, scopriremo alla fine perché, sembrano riguardare il passato e il futuro di tutti. Sopratutto pare avvicinarsi una qualche catastrofe futura. Il tutto è legato ad un meteorite precipitato nel pianeta anni prima, pieno dello xenium, un minerale dalle proprietà prodigiose.
In effetti questo libro evoca molto i videogiochi degli ultimi anni. Laidlaw crea infatti molte location che starebbero bene in un gioco, ed infatti questo libro è stato concepito partendo proprio da un gioco. Si tratta di operazioni che invariabilmente falliscono, e dovrebbero essere di monito a quanti credono che i mezzi espressivi, fumetti , libri, giochi debbano raccontare la stesso storia nello stesso modo.

Francamente inserisco questo libro a pieno diritto nel mucchio dei libri senza un perché. Dispiace vedere qualcuno dotato di gran talento sprecarlo in questo modo, spero che Laidlaw riesca a scovare prima o poi una buona idea per fare un libro che coinvolga, e allora sentiremo riparlare di lui.

Nota:
Laidlaw ha smesso di scrivere sostanzialmente per passare all'industria del videogioco, e questo negli anni '90. Quando io andavo a liceo fumetti e videogiochi erano considerati "roba da bambini";in realtà anche quando andavo alle medie. E mentre quest'Italia macha disprezzava questi generi artistici in America , in Giappone e anche da altre parti si investivano miliardi comprando anche scrittori per scrivere i giochini. Ora le industrie di videogiochi fatturano cifre enormi e mentre l'Italia declina e collassa per sempre la sua produzione, alcuni studi attuali spiegano in franchezza che l'Italia ha perso il 25% di capacità produttiva rispetto al suo massimo e non la recupererà mai più, anche con i giochini gli altri, quelli bravi, fanno a fette il nostro tricolore culo.

Lo scrittore:
Marc Laidlaw è nato nel 1960 in California, a Laguna Beach. Ha fatto l'università dell'Oregon e ha sempre scritto nella sua vita adulta. Prima di affermarsi si è mantenuto lavorando come programmatore e come segretario. Negli anni '90, affascinato dai videogiochi ,che hanno anche ispirato questo romanzo, ha iniziato a lavorare per l'industria dei giochi su computer.









Immagini e foto prese da:
http://www.mondourania.com
http://www.flipkart.com/third-force-marc-laidlaw/0684822458-y3w3ffbn5
http://www.gamespot.com/features/6180884/index.html

sabato 26 dicembre 2009

Mai più umani

La Terra è in agonia: disastri climatici e aberrazioni biologiche hanno sterminato piante, animali ed esseri umani a milioni. Fino al sorgere di una nuova generazione di bambini "modificati", in grado di adattarsi in modo sorprendente a un ambiente divenuto torrido come l'inferno. Ma chi sono, in realtà, questi bambini? Da dove vengono? Rappresentano una vera speranza o dovranno essere distrutti a ogni costo prima che "altri" prendano il sopravvento? Perché intelletti più vasti, più potenti dei nostri, scrutano l'agonia della Terra dagli abissi del cosmo...



Mai più umani è un libro senza un perché.
Il libro non è scritto male, la trama detta in due parole sembra abbastanza intrigante. Degli alieni vengono sulla terra e più o meno rapiscono alcuni giovani. Torneranno parecchi decenni dopo, mentre per i ragazzi sarà passato un tempo molto più breve a causa della velocità elevata nello spazio. Il mondo è totalmente cambiato ed è sprofondato in una enorme crisi dovuta alle guerre batteriologiche. L'autrice segue i ragazzi e altri personaggio lungo il passare degli anni, per decenni, in un mondo in decadenza genetica fino allo scomparire della razza umana. Ho detto che la trama sembra intrigante ma leggendo il romanzo si avverte subito un senso di smarrimento. Questa trama ha un senso? In effetti non ce l'ha, è un susseguirsi di episodi, una specie di romanzo corale e generazionale ma senza un vero scopo. Non è radici, non è un'Iliade , non è guerra e pace. Non c'è niente sotto a sostenere una trama che per sua natura è ambiziosissima. Mi viene in mente, per la fantascienza, forse solo la fondazione di Asimov, non poco quindi con cui confrontarsi e purtroppo impallidire miseramente per la povera Nancy. Sembra che qualcuno abbia detto all'autrice: inizia a scrivere e poi vediamo. E poi continua pure a scrivere cosa ti pare. Alla fine impacchettiamo il risultato e lo vendiamo agli allocchi. Il risultato è una storia che non appassiona mai, che non coinvolge e che non ha molto senso. Qualcuno avrebbe dovuto avvertire che cent'anni di solitudine è già stato scritto, e con ben altri risultati.. Inoltre vengono utilizzate due tecniche abbastanza squallide che sono il sintomo in ogni romanzo di scarsità di idee. L'utilizzo gratuito del sesso, che viene depurato da ogni elemento di passione e restituito come un polpettone sadomaso. I ragazzi nell'astronave infatti trombano come ricci, ma non lo fanno come tutti i ragazzi del mondo (infatti tutti i ragazzi che vivono vicino a dei coetanei trombano come ricci, se gli è permesso). No , sono costretti a farlo obbligati dai feromoni che gli alieni guardoni liberano nell'astronave. Hanno infatti un piano, salvare la razza umana cambiando il loro dna. Però evidentemente non hanno ancora inventato la riproduzione artificiale oppure non riescono a parlarne coi soggetti e quindi devono farli accoppiare di brutto col piano diabolico! L'episodio è talmente fuori contesto che risulta imbarazzante.. L'altro trucco è utilizzare la tecnologia e le scoperte recenti in modo strumentale, senza un vero motivo letterario. Ad un certo punto si parla del morbo della mucca pazza, che gli alieni non conoscevano e che sconfiggono con fatica, tutti incazzati. Notare che siamo secoli avanti nel futuro. Qualcuno potrebbe spiegare all'autrice che con la la scoperta dei prioni si è aperto un campo di studio importantissimo nella medicina e nella biologia? Che si è scoperta la vita senza DNA? Ben prima del trascorrere dei decenni letterari verranno vinti dei premi nobel per quelle ricerche. Invece l'utilizzo di questo morbo viene presentato in maniera nascosta, non si parla mai di mucca pazza; come dire, che ganza che sono che parlo di una cosa senza dirne il nome, passo per una scrittrice molto fica. E intanto il lettore si domanda come si permetta ad alcuni di prendere in mano una penna o quella cosa misteriosa coi tasti che compaiono le lettere su un video, una cosa che voi non avete mai visto , lettori dementi! Tutto il polpettone indigeribile è scritto con stile, non si tratta del raccontino dello scrittore emergente. Il risultato è il nulla con il buco attorno però!


L'autrice:
Nancy Kress è nata Nancy Anne Koningisor a Buffalo,New York, il 20 gennaio del 1948. Ha fatto il college alla State University of New York a Plattsburgh, diventando maestra elementare. Ha lavorato per 4 anni come maestra per poi diventare una casalinga dopo il primo matrimonio. Ha iniziato a scrivere in questo periodo riuscendo a diventare una scrittrice professionista.


Foto e immagini prese da:

http://josephmallozzi.wordpress.com/2009/03/12/march-12-2009-author-nancy-kress-answers-your-questions-the-mailbag/
http://www.mondourania.com/
http://www.sff.net/people/nankress/