giovedì 31 dicembre 2009

Auguri!


Dopo circa 6 mesi di questo blog ho ben 6 lettori fissi! A fine anno voglio ringraziare pubblicamente questi pazzi che evidentemente leggono periodicamente le mie recensioni! Da notare che molti sono scrittori, il che mi rende orgoglioso! Il primo è Alessandro Girola , aspirante scrittore professionista che riempie la rete con i sui ebook. Il ragazzo merita sicuramente la pubblicazione e mi auguro di vederlo in libreria prima o poi! Il suo blog , il blog sull'orlo del mondo (http://mcnab75.livejournal.com/), è decisamente interessante. Anche Massimo Muntoni scrive e il suo blog è Riflessi Genuflessi (http://massimomuntoni.blogspot.com/ ) ma si cimenta anche nella recitazione! EddyWorld è pure scrittore( http://ilmondodiedu.blogspot.com/).
AmosGitai invece recensisce film nel suo blog: http://amosgitai.blogspot.com/ . Un altro recensore è Elvezio Sciallis che nel suo blog scrive sempre cose molto interessanti http://elvezio-sciallis.blogspot.com/.
Dulcis in fundo una bella ragazza, Daniela Gambo, che scrive libri e ha anche un blog. Purtroppo la ragazza ama i gatti e io invece li detesto! Potete leggerla in http://altrodoveblog.blogspot.com/ http://novevite.blogspot.com/ e http://liberculi.blogspot.com/ .
Grazie a voi ragazzi e a tutti quelli che mi leggono.
Un augurio di un 2010 fatto di soddisfazioni, pubblicazioni, serenità e buone letture a tutti!

mercoledì 30 dicembre 2009

La terza forza

E' una mattina di settembre dell'ottavo anno del terrore, la spietata dittatura scientifica di Paolo Orlovski. Una donna arriva alla Grand Central Station di New York e la trova spaventosamente vuota. Dove sono finiti milioni di americani? E' possibile che un governo faccia sparire gli abitanti di un'intera città? O si sta aprendo una crepa nel regime perfetto? La risposta è affidata a Elena Haumann, un tempo solerte funzionaria e ora collaboratrice delle forze ribelli. Il nuovo romanzo di Marc Laidlaw è una partita a scacchi giocata contro il tempo e contro la morte.


Marc Laidlaw sicuramente possiede un ottimo stile. Scrive molto bene però non si capisce di cosa stia scrivendo. Faticosamente pagina dopo pagina ci si rende conto che la terza forza è una Ucronia. Questo pregiudica sicuramente il giudizio del vostro lettore, a cui le Ucronie non piacciono. Pochissimi scrittori sono riusciti a utilizzare questo mezzo per produrre qualcosa di decente, penso a 1984 o a il mondo nuovo. Per il resto ricordo romanzi illeggibili purtroppo pagati cari in libreria come la macchina della realtà. Il fatto è che creare un intero nuovo universo, ma soltanto leggermente slittato rispetto al nostro è un lavoraccio. E comunque bisogna appassionare il lettore. Invece questo romanzo di Laidlaw fallisce nel suo compito. Questa strana società costruita da Laidlaw è un misto della Germania est comunista, con la sua stasi e Germania nazista, una società quindi immersa nel totalitarismo. Si capisce che più o meno prima era una società libera e che una sorta di guerra civile l'ha divisa in due blocchi , entrambi occupati da dittatori, in guerra tra di loro. Si tratta però di un totalitarismo completamente irreale, dove manca alcun consenso di massa, anzi sembra che l'intero paese sia vuoto. In questo paese disabitato si muovono alcuni personaggi, che spessissimo si trovano in piazze o sopratutto stazioni ferroviarie completamente deserte. Luoghi fatti evacuare par di capire, dal regime, per annichilire psicologicamente queste persone. Ma tutto in maniera abbastanza insensata. Il dittatore si chiama Orlovsky ed è un vecchietto completamente rimbambito ossessionato da una vecchia fiamma, Elena, che una dei protagonisti. Vengono fatte mancare completamente le ragioni della dittatura; ne viene preso solo l'aspetto esteriore. Invece le vere dittature hanno sempre avuto un enorme sostegno di massa, dalla maggioranza, e si chiamano dittature perché opprimono le minoranze, cosa che non dovrebbe accadere in democrazia. Così la Germania nazista aveva un grande sostegno da parte degli industriali, che tornavano a fare affari, dai lavoratori che potevano lavorare e non essere più disoccupati, dalle classi aristocratiche e dalle forze armate, umiliate negli ultimi anni. Si perseguitavano invece le minoranze, zingari , ebrei , comunisti ecc. Poi questo abbraccio si rivelerà mortale, portando tutti quanti alla rovina. Va ricordato l'episodio della 6 armata tedesca, annientata in Unione Sovietica. L'esercito aveva rinunciato alle sue prerogative a favore del dittatore, potendo così alla fine essere impotente alla propria distruzione certo, ma ricavandone per molti anni un prestigio e risorse impossibili in precedenza. Ma in questo romanzo pare non esserci niente di tutto questo. Ci sono solo queste figure, che ricordano un po’ Kafka come atmosfera, che si muovono alla deriva tra visioni e viaggi, sempre in solitaria, sugli onnipresenti treni, l'unico mezzo di trasporto permesso in questo strano mondo. Le visioni, scopriremo alla fine perché, sembrano riguardare il passato e il futuro di tutti. Sopratutto pare avvicinarsi una qualche catastrofe futura. Il tutto è legato ad un meteorite precipitato nel pianeta anni prima, pieno dello xenium, un minerale dalle proprietà prodigiose.
In effetti questo libro evoca molto i videogiochi degli ultimi anni. Laidlaw crea infatti molte location che starebbero bene in un gioco, ed infatti questo libro è stato concepito partendo proprio da un gioco. Si tratta di operazioni che invariabilmente falliscono, e dovrebbero essere di monito a quanti credono che i mezzi espressivi, fumetti , libri, giochi debbano raccontare la stesso storia nello stesso modo.

Francamente inserisco questo libro a pieno diritto nel mucchio dei libri senza un perché. Dispiace vedere qualcuno dotato di gran talento sprecarlo in questo modo, spero che Laidlaw riesca a scovare prima o poi una buona idea per fare un libro che coinvolga, e allora sentiremo riparlare di lui.

Nota:
Laidlaw ha smesso di scrivere sostanzialmente per passare all'industria del videogioco, e questo negli anni '90. Quando io andavo a liceo fumetti e videogiochi erano considerati "roba da bambini";in realtà anche quando andavo alle medie. E mentre quest'Italia macha disprezzava questi generi artistici in America , in Giappone e anche da altre parti si investivano miliardi comprando anche scrittori per scrivere i giochini. Ora le industrie di videogiochi fatturano cifre enormi e mentre l'Italia declina e collassa per sempre la sua produzione, alcuni studi attuali spiegano in franchezza che l'Italia ha perso il 25% di capacità produttiva rispetto al suo massimo e non la recupererà mai più, anche con i giochini gli altri, quelli bravi, fanno a fette il nostro tricolore culo.

Lo scrittore:
Marc Laidlaw è nato nel 1960 in California, a Laguna Beach. Ha fatto l'università dell'Oregon e ha sempre scritto nella sua vita adulta. Prima di affermarsi si è mantenuto lavorando come programmatore e come segretario. Negli anni '90, affascinato dai videogiochi ,che hanno anche ispirato questo romanzo, ha iniziato a lavorare per l'industria dei giochi su computer.









Immagini e foto prese da:
http://www.mondourania.com
http://www.flipkart.com/third-force-marc-laidlaw/0684822458-y3w3ffbn5
http://www.gamespot.com/features/6180884/index.html

sabato 26 dicembre 2009

Mai più umani

La Terra è in agonia: disastri climatici e aberrazioni biologiche hanno sterminato piante, animali ed esseri umani a milioni. Fino al sorgere di una nuova generazione di bambini "modificati", in grado di adattarsi in modo sorprendente a un ambiente divenuto torrido come l'inferno. Ma chi sono, in realtà, questi bambini? Da dove vengono? Rappresentano una vera speranza o dovranno essere distrutti a ogni costo prima che "altri" prendano il sopravvento? Perché intelletti più vasti, più potenti dei nostri, scrutano l'agonia della Terra dagli abissi del cosmo...



Mai più umani è un libro senza un perché.
Il libro non è scritto male, la trama detta in due parole sembra abbastanza intrigante. Degli alieni vengono sulla terra e più o meno rapiscono alcuni giovani. Torneranno parecchi decenni dopo, mentre per i ragazzi sarà passato un tempo molto più breve a causa della velocità elevata nello spazio. Il mondo è totalmente cambiato ed è sprofondato in una enorme crisi dovuta alle guerre batteriologiche. L'autrice segue i ragazzi e altri personaggio lungo il passare degli anni, per decenni, in un mondo in decadenza genetica fino allo scomparire della razza umana. Ho detto che la trama sembra intrigante ma leggendo il romanzo si avverte subito un senso di smarrimento. Questa trama ha un senso? In effetti non ce l'ha, è un susseguirsi di episodi, una specie di romanzo corale e generazionale ma senza un vero scopo. Non è radici, non è un'Iliade , non è guerra e pace. Non c'è niente sotto a sostenere una trama che per sua natura è ambiziosissima. Mi viene in mente, per la fantascienza, forse solo la fondazione di Asimov, non poco quindi con cui confrontarsi e purtroppo impallidire miseramente per la povera Nancy. Sembra che qualcuno abbia detto all'autrice: inizia a scrivere e poi vediamo. E poi continua pure a scrivere cosa ti pare. Alla fine impacchettiamo il risultato e lo vendiamo agli allocchi. Il risultato è una storia che non appassiona mai, che non coinvolge e che non ha molto senso. Qualcuno avrebbe dovuto avvertire che cent'anni di solitudine è già stato scritto, e con ben altri risultati.. Inoltre vengono utilizzate due tecniche abbastanza squallide che sono il sintomo in ogni romanzo di scarsità di idee. L'utilizzo gratuito del sesso, che viene depurato da ogni elemento di passione e restituito come un polpettone sadomaso. I ragazzi nell'astronave infatti trombano come ricci, ma non lo fanno come tutti i ragazzi del mondo (infatti tutti i ragazzi che vivono vicino a dei coetanei trombano come ricci, se gli è permesso). No , sono costretti a farlo obbligati dai feromoni che gli alieni guardoni liberano nell'astronave. Hanno infatti un piano, salvare la razza umana cambiando il loro dna. Però evidentemente non hanno ancora inventato la riproduzione artificiale oppure non riescono a parlarne coi soggetti e quindi devono farli accoppiare di brutto col piano diabolico! L'episodio è talmente fuori contesto che risulta imbarazzante.. L'altro trucco è utilizzare la tecnologia e le scoperte recenti in modo strumentale, senza un vero motivo letterario. Ad un certo punto si parla del morbo della mucca pazza, che gli alieni non conoscevano e che sconfiggono con fatica, tutti incazzati. Notare che siamo secoli avanti nel futuro. Qualcuno potrebbe spiegare all'autrice che con la la scoperta dei prioni si è aperto un campo di studio importantissimo nella medicina e nella biologia? Che si è scoperta la vita senza DNA? Ben prima del trascorrere dei decenni letterari verranno vinti dei premi nobel per quelle ricerche. Invece l'utilizzo di questo morbo viene presentato in maniera nascosta, non si parla mai di mucca pazza; come dire, che ganza che sono che parlo di una cosa senza dirne il nome, passo per una scrittrice molto fica. E intanto il lettore si domanda come si permetta ad alcuni di prendere in mano una penna o quella cosa misteriosa coi tasti che compaiono le lettere su un video, una cosa che voi non avete mai visto , lettori dementi! Tutto il polpettone indigeribile è scritto con stile, non si tratta del raccontino dello scrittore emergente. Il risultato è il nulla con il buco attorno però!


L'autrice:
Nancy Kress è nata Nancy Anne Koningisor a Buffalo,New York, il 20 gennaio del 1948. Ha fatto il college alla State University of New York a Plattsburgh, diventando maestra elementare. Ha lavorato per 4 anni come maestra per poi diventare una casalinga dopo il primo matrimonio. Ha iniziato a scrivere in questo periodo riuscendo a diventare una scrittrice professionista.


Foto e immagini prese da:

http://josephmallozzi.wordpress.com/2009/03/12/march-12-2009-author-nancy-kress-answers-your-questions-the-mailbag/
http://www.mondourania.com/
http://www.sff.net/people/nankress/

domenica 6 dicembre 2009

I libri senza un perché

Come in ogni genere artistico anche nella fantascienza catastrofica esistono dei libri che io chiamo “senza un perché”. Si tratta di opere che sono arrivate fino alla pubblicazione, che nonostante siano buoni prodotti dal punto di vista formale, dal punto di vista dello stile o della narrazione, in realtà non coinvolgono minimamente. Io credo che siano le cosiddette opere “senza messaggio”. In ogni creazione letteraria c’è qualcosa che l’autore sottintende, qualcosa che lo ha mosso a scrivere e a cui la sovrastruttura artistica è dedicata a risaltare. Sono le fondamenta di ogni buona storia. Magari si tratta di un esplicito messaggio politico , ad esempio nel romanzo “niente di nuovo sul fronte occidentaleErich Maria Remarque vuole condannare la guerra. Oppure la chiave di lettura può essere qualcos’altro. Nel film alien 2 il regista ha voluto parlare della donna nel suo ruolo di madre. Il film si realizza nel momento del duello tra la madre aliena e la madre umana, quindi c’è un’astrazione della femminilità intesa come possibilità di concepire che valica i confini della donna per raggiungere quelli di una femminilità superiore. La chiave è quindi la madre, che oltre a dare la vita diventa feroce nel difenderla, superando di gran lunga in violenza il maschio. In Frankenstein c’è la condanna verso una scienza fuori controllo, che sfida Dio. Queste fondamenta, che banalmente chiamo messaggio, possono essere anche solo estetiche, come nel piacere di D’Annunzio; una storia costruita ad arte per esaltarne lo stile ricco ed eccessivo. Oppure possono essere visione dell’intero universo, come nel signore degli anelli, dove Tolkien crea un mondo nuovo, ben diviso tra il bene assoluto ed il male assoluto. Sto ovviamente semplificando, ma credo che si legga con piacere solo chi ha qualcosa da dire.

Nel sentito comune capita talvolta di ascoltare la frase: “perché ogni libro deve possedere per forza un messaggio? Perché non si può solo raccontare una storia?”. E’ facile rispondere: “perché altrimenti non si ottiene un libro degno di essere letto, un libro che appassioni, o che presenti alcun motivo di interesse”.
La cosa è abbastanza evidente ai giorni nostri, dove molte opere di successo vengono replicate all’infinito per motivi commerciali. Qualcuno potrebbe dire che Alien 2 sarebbe bello lo stesso senza il duello tra le madri. Ma non è vero e lo dimostrano le innumerevoli copie, tra fumetti , libri e film, di alien, che il grande pubblico nemmeno conosce perché , semplicemente, non erano interessanti.

Attualmente è venuto a cadere il filtro tra un autore e il pubblico. A parte internet che consente a chiunque di scrivere e far leggere le sue cose, a livello professionale le case editrici hanno tagliato i redattori, quelle persone pagate per leggere i manoscritti e decidere se pubblicarli. Si mandano in stampa tante cose senza il giusto filtro , perché i nuovi redattori sono pochi, oberati di lavoro o semplicemente non sono buoni lettori e non capiscono cosa renda un libro bello. Si basano a volte su aspetti formali. Nelle prossime recensioni voglio parlare di alcuni di questi libri senza un perché, libri scritti bene, che magari inseriscono tecnologie nuove, come bioingegneria, guerra batteriologica, hacker e rete ma che non avendo in realtà niente da dire, finiscono col dire niente a chi legge.

mercoledì 25 novembre 2009

H su Los Angeles





Il bombardamento comincia senza preamboli, alla prima pagina, e nella stessa pagina possiamo già apprezzare la prontezza di riflessi del protagonista, Tom Watkins. Poi, mentre Los Angeles vola in pezzi, facciamo conoscenza con la signorina Stark. "Vi comportate come un sergente istruttore" dice la ragazza a Watkins. "Una volta" risponde Watkins "ero sergente nei marines." E' a questo punto che si fa avanti Ted Kissel. "Avrò bisogno di tutti gli ex militari disponibili" dice. "Voi che mestiere fate?" gli chiede Watkins. "Lavoro per l'FBI" risponde Kissel. "O almeno ci lavoravo fino a un minuto fa." "E cioè?" dice Watkins. "Be'" dice Kissel "il fatto è che sotto un attacco all'idrogeno, l'unico lavoro da fare è cercare di rimanere vivi." Come si vede, Robert Moore Williams non è uno di quegli autori che credono di elevare il "livello letterario" della FS mediante vaghe chiacchere. R. M. Williams è uno di quegli autori che non dimenticano che un buon romanzo di fantascienza è, innanzitutto e soprattutto, un buon romanzo d'azione.

Il termine survival horror ci informa wikipedia , è del 1996 . Ebbene nessuno si è preoccupato di avvertire Robert Moore Williams che scrisse questo survival horror più di trenta anni prima! Ulteriore prova che dietro schematiche definizioni si nasconde una grande complessità nell'evoluzione culturale e che quando si parla di originalità bisognerebbe sempre fermarsi un attimo. In realtà questo romanzo di sopravvivenza post catastrofica in contesto urbano e non solo non è probabilmente un capolavoro, ma potrebbe essere tranquillamente scambiato per il soggetto di resident evil. Mescola insieme catastrofe, romanzo melò, complottismo governativo, scienziati pazzi e minacce aliene. Naturalmente ci sono anche gli zombi! Questo ovviamente qualche annetto prima che Romero li “inventasse”.. L'autore riesce a infilarci perfino una sorta di branco di posseduti controllati da una sventolona vestita sadomaso, che potrebbe benissimo recitare nel film fetish Flash Gordon di 15 anni dopo. Il nostro gruppone di sopravvissuti dovrà quindi darsi parecchio da fare!
Come sopra scritto H su Los Angeles conquista a pieno titolo la serie B dei romanzi di fantascienza. Robert Moore Williams scrive un autentico pulp, un romanzaccio fatto di azione e terrore e anche parecchio sesso, compatibilmente con il periodo storico , siamo nel '61, e con un pubblico di riferimento fatto da adolescenti. In pochissime pagine si passa da bombe nucleari, alla sopravvivenza, alla fuga via via fino al finale, senza mai una pausa. Chissà cosa penserebbe oggi nel vedere le sue visioni , all'epoca considerate probabilmente men che puerili e di scarsa qualità, dominare il mondo dell'immaginario, nei videogiochi, al cinema e in libreria!

L'autore
Robert Moore Williams è nato il 19 giugno del 1907 a Farmington nel Missouri e si è laureato in giornalismo. E' sempre stato uno scrittore professionista. E' morto nel 1977.




Foto e immagini prese da:
http://www.conelrad.com/books/flyleaf.php?id=373_0_1_0_M
http://www.mondourania.com/

martedì 3 novembre 2009

Manuale per sopravvivere agli zombie

Il mondo è infestato dai morti viventi? Niente paura: affidatevi con tranquillità al Manuale per sopravvivere agli zombi. C'è tutto quello di cui oggi avete veramente bisogno. Armi, tecniche e terreni di combattimento, una descrizione attenta di usi, costumi e miti degli zombi, risultato di una penetrante osservazione scientifica; e soprattutto, una panoramica completa e dettagliata dei metodi di difesa, di attacco, di fuga. Senza trascurare i consigli su «come si vive nel mondo ormai dominato dai non-morti». Con un bonus: Attacchi documentati. Data per data, troverete la vera storia del mondo dal primo attacco zombi a Katanga, Africa centrale, 60000 avanti Cristo, a oggi.
Coraggio, non tutto è perduto.


A una prima lettura veloce il Manuale per sopravvivere agli zombie è da stroncare immediatamente , visto che si tratta del classico libro "questo lo potevo scrivere anche io". In effetti Si tratta di un'opera che potrebbe essere facilmente composta da un qualunque studente delle medie inferiori. il figlio di Mel Brooks ha semplicemente costruito un manuale su come sopravvivere agli zombi romeriani, creature lente e impacciate che morso dopo morso possono contagiare un intero pianeta, e in effetti nel seguito (ahimè c'è un seguito si!) World War Z il pianeta terra verrà completamente occupato dagli zombi nell'opera probabilmente più delirante della storia della fantascienza. Questo manuale invece lascia a prima vista interdetti. Com'è possibile portare in libreria a diversi eurozzi e riuscire a vendere questo pseudo manuale delle giovani marmotte? In questo troverete classificati gli attacchi degli zombi in varie classi, cioè se c'è uno o due zombi l'attacco sarà di tipo uno, se ce ne sono 50 è di tipo due, se ce ne sono un casino a bestia è di tipo 3 e così via. Poi ci sono le armi, capirete finalmente perchè un coltellino di plastica usa e getta è peggio di un fucile di precisione con 5000 colpi in canna, nel caso di un attacco zombie. Ma la parte più illuminante riguarda le imbarcazioni. Scoprirete quindi che una barca a remi è più faticosa da portare di una col motore (ma va?) però se la barca a motore finisce la benzina si ferma! Fantastico. Il tutto condito da disegnini che nemmeno un bambino di 5 anni .. C'è pure un disegno di una barchetta a remi con una bella indicazione : questa è una barchetta remi! L'unico pregio è che la barchetta mi ha ricordato un grandioso libretto , tre uomini e una barca, capolavoro dello humour britannico che ovviamente vi consiglio al posto di questo manuale.
Chiaramente il saccheggio a piene mani di tutto ciò che è già stato fatto prima (Brooks sta attentissimo a non sviluppare nemmeno un accenno di idea originale) raggiunge vette diciamo così , professionali, classificando gli attacchi zombie del passato; in pratica si tratta di una scusa per scopiazzare diverse sceneggiature zombesche e horror e occupare molte pagine. Siccome al peggio non c'è mai fine il libro termina con una postfazione di Niccolò Ammaniti che dimostra: 1)come scrivere di un libro senza averlo nemmeno letto 2)come non possedere il minimo senso critico e passare comunque per ganzo 3)come fare dei facili soldi scrivendo postfazioni probabilmente mentre si espletano i bisogni mattutini, senza cioè il minimo impegno. 4)come per ogni americano cialtrone salti fuori un italiano ancora più cialtrone rendendo impossibile ogni difesa della propria Patria e rendendoci tutti disfattisti.
Nota: nelle varie sinossi il manuale viene presentato in modo ironico, come una specie di Guida Galattica . Il tentativo è quello di far passare questo libro come qualcosa che non è: ironico e divertente. In realtà neanche per un secondo Max Brooks ci prova, probabilmente perchè non è capace.


Dopo la prima impressione mi sono però accorto di tornare a rileggere questo libro, in modo automatico, magari in bagno , senza accorgermene. Cosa stava succedendo? Da dove spuntava il fascino velenoso del manuale? Rileggendo il libro si nota, non certo nascosto ma allo stesso tempo invisibile il vero scopo del manuale, il vero argomento che non sono certo gli zombie. In effetti il manuale per sopravvivere agli zombie è in realtà il manuale del perfetto paranoico. Brooks si conferma uno sciacallo di ben altra levatura di quella attribuitegli inizialmente. Il saccheggio riguarda la paranoia repubblicana degli anni '50 (moltissimi soldi furono spesi per costruire inutili rifugi antiatomici) , il complottismo di sinistra, secondo cui i governi sono il male assoluto e tramano contro la gente, la paura del diverso, della contaminazione. C'è poi un saccheggio della fantascienza catastrofica anni '70, tornata di moda in questi tempi di crisi, con la sua idea di fuga; bisogna scappare e scappare e solo scappare di fronte ad un disastro, mica rimanere e sistemare le cose! Le idee che stanno dietro a questo lavoro e che sono ripetute ossessivamente sono : i governi vogliono censurare tutto e sono nemici della gente comune (il complotto),a parte quello israeliano che si riesce ad incensare descrivendo un episodio parecchio oltre i confini della minima credibilità, con l'esercito Israeliano che penetra in Egitto per salvare dei poveri arabi attaccati dagli zombi (si si certo!) con grande spirito di sacrificio perchè poi si fa catturare dall'esercito Egiziano che non crede alla storia degli zombi.... Rimanere a costruire o ricostruire (una società più giusta, più responsabile) è sbagliato. Bisogna sempre scappare, avere paura degli altri, non fidarsi mai se non del proprio fucile col colpo sempre in canna. Al massimo si può costruire una fortezza con alte mura e tenere lontani tutti quanti. Si può contare solo su se stessi (l'individualismo calvinista) , gli altri sono solo un nemico (razzismo e pregiudizi) , non ci si deve fidare dei governi (complottismo). Brooks compie quindi l'osceno delitto. Prende un genere più o meno creato da Matheson, che predicava esattamente l'opposto , e seguendo le orme del "giuda" Romero porta a termine l'intero rovesciamento del genere. Non mi era mai capitato di vedere prima questo tipo di operazione nella fantascienza, come fu fatto da Tolkien nel fantasy. Se in libreria ormai si trovano solo libri così potrebbe essere arrivata la fine per la fantascienza. Davvero il pericolo è reale, e da amante dei buoni libri ho paura. Non mi basterà un fuoristrada e un bel fucile luccicante per salvarmi dall'invasione del manierismo commerciale e della mancanza di gusto ...

Immagini prese da:
http://www.survivingoz.com/2009_01_01_archive.html

giovedì 15 ottobre 2009

Il grande contagio



Come i "trifidi" di Wyndham, questo inarrestabile "contagio" di Maine è uno dei classici del "naturalismo" fantascientifico inglese: una di quelle magistrali e paurose cronache dove tutto è quotidiano, riconoscibile, "vero", anche se fin dall'inizio entra in scena un elemento imprevisto che sconvolge la vita di tutti e finisce per gettare la società nell'anarchia più completa e selvaggia riducendo uomini e donne a bestie impazzite dal terrore che lottano per sopravvivere.

Recensione:
Il grande contagio è sicuramente una delle pietre miliari della fantascienza catastrofica. La catastrofe in questo caso è rappresentata da un virus che si diffonde prima lentamente e poi sempre più rapidamente in tutto il mondo con una mortalità fino al 50%. Il taglio deciso da Charles Eric Maine è sicuramente originale. Lo scrittore lascia l'epidemia in secondo piano e si concentra sul piano sociale. Che succederebbe ad una società sottoposto ad una tale prova? La risposta dell'autore è : una rivoluzione. Quindi i governi in tutto il mondo, costretti a nascondersi in bunker anti-infezione, sarebbero aggrediti dagli esclusi, in grado di organizzare un vero e proprio cambiamento sociale, una rivoluzione appunto. La chiave di lettura di Charles Eric Maine si inserisce nel solco della tradizione fantascientifica inglese. In primo luogo c'è il timore del fascismo. Sebbene in Inghilterra non ci sia mai stato, il fascismo è un vero e proprio incubo per i narratori. Anche in questo caso la società immaginata da Maine si difende dal virus con il totalitarismo, censurando le notizie, eliminando sommariamente gli oppositori , difendendo esclusivamente i propri privilegi. A opporsi al totalitarismo fascista c'è il socialismo, altro spettro della fantascienza inglese. I socialisti sono sempre visti come inutili se non dannosi, che nel momento dell'emergenza devono parlare di diritti dei lavoratori e promuovere inutili scioperi (invece che, ma questo lo aggiungo io, sacrificarsi (??) per la causa, cioè non mangiare o bere o curarsi o scaldarsi a seconda della catastrofe..). Questi due spettri vengono evocati da Charles Eric Maine e fatti scontrare in una guerra civile dove ovviamente non ci sono innocenti e che sarà terribile. Nel mezzo un protagonista mal riuscito secondo me, Clive Brant. Il tentativo di Maine è quello di creare un particolare eroe, un uomo deciso e d'azione che però è sempre insoddisfatto e non trascura di essere ambizioso e cinico. Il tentativo non riesce perchè Maine alla fine non lascia poi molta scelta al suo protagonista, ficcandolo sempre in situazioni abbastanza obbligate. Difficile fare scelte morali quando si tratta di sopravvivere.
In ogni caso l'originalità di Maine è notevole e va sottolineata: anche una catastrofe sarebbe sfruttata "politicamente" e sarebbe solo un'altra variabile nel complesso gioco geopolitico mondiale e sociopolitico nazionale. Da criticare però la reazione dei rivoltosi, che appare inverosimile. In pochissimo tempo questi riescono a controllare parti dell' esercito riuscendo pure a utilizzare aerei militari.




L'autore:

Charles Eric Maine è lo pseudonimo di David McIlwain, nato nel 1921 a Liverpool e morto nel 1981 a Londra. Maine è stato autore di romanzi, ha lavorato in radio e in televisione; durante la seconda guerra mondiale ha servito nell'aviazione.

Foto e immagini prese da:

venerdì 11 settembre 2009

Survival of the dead


Oggi faccio un'eccezione recensendo un film. Ho visto Survival of the dead di Romero alla mostra del cinema di Venezia e credo di fare cosa gradita a molti parlandone in anteprima. Purtroppo devo subito dire che il film è una cazzata micidiale. C'è un tentativo, molto esplicito , di fare un western-zombie. Due famiglie su un'isola che si combattevano anche prima degli zombi, continuano a farlo dopo. Il film si presenta come una sorta di per un pugno di dollari senza però lo straniero-Eastwood a fare da ago della bilancia. A questa faida si aggiunge un gruppo di soldati in fuga dal continente che si inserisce nella lotta. Infine c'è l'ulteriore elemento dell' intelligenza degli zombi; possiedono anora un' anima? Possono essere curati?

Insomma leggendo sopra il film si presenta come una ficata.

Purtroppo il risultato fa vomitare, nonostante vorrei aggiungere una spesa non indifferente e un cast tutto sommato di buon livello. La trama viene sfilacciata in maniera talmente forzata e grossolana da diventare prestissimo ridicola. Gli attori sono tutti usati in maniera eccessiva nonostante, ripeto, non siano affatto male. Sono sprecati in malo modo, il che è una cosa molto grave per un regista. Le situazioni , nonostante una frenetica velocità nella sceneggiatura, si svolgono con una lentezza insopportabile. Infine ci sono gli zombi, che qui vengono trattati veramente male. Non fanno mai paura ma servono esclusivamente per risolvere le situazioni in ridicolo. C'è un uso dello splatter eccessivo senza alcun motivo. Si capisce che c'è stata , più che un' influenza, un maldestro tentativo di scopiazzare Planet Horror. Una cosa che mi ha dato veramente fastidio è lo zombo che compare alle spalle del protagonista di turno che non se ne accorge fino all'ultimo. Una volta, due volte , tre volte... Magari negli spazi chiusi la cosa potrebbe far paura ma a volte succede anche nel deserto del Gobi. Il protagonista si gira tutto intorno, non c'è niente per 6000 km, nemmeno una farfalla; poi dice una cazzata del tipo "sembra un posto sicuro qui" e zac, si materializza uno zombo dal nulla alle sue spalle che cerca di mangiarselo. Succederà una quarantina di volte.... In pratica il film è un tentativo di fare un film comico zombesco, ma dopo l'invasione dei morti dementi e Planet horror Romero arriva molto in ritardo e col fiato cortissimo. Insomma devo dire che il declino di Romero, che già ci aveva abituato a film molto brutti, raggiunge il fondo. Sconsigliatissimo.

martedì 8 settembre 2009

The world war Z




Comincia in uno sperduto paesino della Cina. E subito dilaga in tutto il mondo. La piaga, la peste ambulante, l'epidemia. La guerra degli zombi. Creature mostruose che contagiano e fagocitano il nostro pianeta, la nostra casa. I sopravvissuti sono pochi. Una storia irreale? Il semplice parto della fantasia di uno scrittore? Forse. Max Brooks, con l'artificio di una raccolta di interviste "sul campo", dà vita a un affresco in cui le tante e diverse voci ricreate e animate in questo libro parlano di guerra, sofferenza e solitudine, ma anche di speranza, coraggio e nobiltà.


Attirato come una falena verso la luce artificiale di recensioni molto positive mi sono risolto a sborsare 30 euro per comprare world war Z e il sequel, il manuale per sopravvivere agli zombie, che in realtà è stato il primo libro del figlio di Mel brooks. Immaginate di avere 15 anni massimo e frequentare la prima o al limite la seconda superiore. Guardate un film sugli zombie di Romero e la vostra fantasia galoppa. Vi immaginate posti e situazioni zombesche. Questa è l'operazione che Brooks mette in atto, scrivendo un libro che fa raggiungere all'horror e alla fantascienza il fondo del pozzo della qualità letteraria. Purtroppo se il livello di questi libri è ormai questo ci sono poche speranze per gli appassionati. Capisco che questo giudizio non raccoglierà il favore di molti (sono davvero tante tante le recensioni entusiaste che ho trovato in rete) ma bisogna rendersi conto che producendo e spingendo in libreria libri brutti il fantastico e l'horror si tagliano le gambe agli scrittori bravi e sconosciuti e si uccide un genere.Brooks decide per un taglio originale, infatti tutto il libro è composto da interviste che un fantomatico giornalista fa a vari personaggi impegnati nella recente guerra agli zombi. Originale forse ma aimè dopo la terza intervista già non se ne può più. Sarà che il livello della narrazione è piattissimo, sarà che nonostante l'autore cerchi di cambiare stile ad ogni intervista queste sembrano fatte tutte alla stessa persona, con l'unica variante del numero di cazzi. Più il livello culturale del presunto intervistato scende più aumentano i cazzi. Il culmine è toccato da un fante americano che parla più o meno così: "cazzo buon cazzo di giorno cazzo. E, cazzo, lei come sta, cazzo cazzo cazzo? Noi stavamo meglio prima di sentire tutto questo turpiloquio di sicuro, grazie. Il mondo descritto da Brooks inoltre sembra uscito da un TG di un Minzolini americano. In giappone ci si difende dagli zombi con le spade come gli antichi samurai (!), in Russia si fa la decimazione (???) dell'armata rossa . Cioè viene fucilato il 10% dell'intera armata rossa per "rinsaldare le fila" (????). Israele si salva perchè fa il Muro (e te pareva), accoglie tutti i palestinesi (si certo..) e si combatte una guerra civile contro gli ebrei ultraortodossi che vengono tutti uccisi (si credibile si si). A Cuba i profughi americani portano la democrazia (eh??) e costringono Fidel Castro alla transizione dal cattivissimo regime comunista a quello idilliaco della democrazia e della libertà. In Corea del nord c'è il comunismo, e quindi mangiano i bambini. Si, mangiano davvero i bambini, ma non quando arrivano gli zombi ma prima, quando c'era solo il comunismo, prima della crisi. Devo riconoscere la mia ignoranza, è la prima volta che leggo un libro dove i comunisti mangiano davvero i bambini, credevo fosse una di quelle leggende metropolitane di propaganda destinata al confino in qualche barzelletta. Viene fatta un'apologia dei marines americani, gente tosta e abituata ad arrangiarsi che inventa l'arma definitiva anti-zombi, un'asta di metallo con una falce (geniale?) che serve a sbuzzare gli zombi. Questa enorme invenzione assolutamente impossibile da ideare per qualcuno che non sia un marine tosto e abituato ad arrangiarsi è talmente eccezionale che il coordinatore americano ne tiene un esemplare incorniciato in ufficio , a eterno monito della genialità del popolo USA (eeehhh??)Purtroppo quando si fa manierismo sull'horror e sul fantastico in generale si arriva a questi assurdi. La sospensione dell'incredulità si applica volentieri ad un supermercato assediato dagli zombi, ( metafora del consumismo? ) ma non può certo applicarsi ad un intero pianeta. Tanto più che le soluzioni applicate sono quelle bambinesche dei fucilieri (ma guarda) che sparano in testa ai mostri, degli spadaccini che ne tagliano le teste. Come si può credere che dove riescono pochi fucilieri non riescano eserciti moderni? Bisognerebbe ricordare a Brooks che gli americani e gli inglesi hanno fatto 6 milioni di morti in Irak prima ancora dell'intervento degli alleati (tra cui noi),cioè prima dell'ingresso in Irak nella seconda guerra e non credo avrebbero problemi a far fuori un numero equivalente di zombi Newyorchesi. Invece Gli zombi che dilagano da New York spazzano via e costringono alla fuga l'intero esercito americano nell'episodio che tocca secondo me il vertice dell'idiozia di quest'opera!
L'operazione di Max Brooks è una appropriazione indebita di un intero genere che non ha scrupoli a portare al suicidio. In questo caso sono assolutamente sicuro che il ragazzo è riuscito a pubblicare questo libro esclusivamente perchè figlio di Mel Brooks. Il risultato è un libro che non meritava nemmeno la pubblicazione su una fanzine e che invece si trova in libreria ben spinto e ben caro, che come gli zombi di cui parla trasmetterà verso il genere horror un giusto, in questo caso, giudizio di incapacità letteraria, reazione, mancanza di stile e di idee, ad ogni scorsa di pagina invece che ad ogni morso. Quando all'inferno dei libri scritti male non ci sarà più posto, questi sorgeranno nelle librerie rinomate a 16 euro a copia...

NOTA: Non è da questi particolari che si deve giudicare un'opera, ma sicuramente trovare dei refusi in un libro pubblicato in edizione di "lusso", preso in libreria e pagato 16 eurozzi infastidisce non poco e getta una luce sinistra sul mondo dell' editoria moderna. Siamo messi male, noi lettori prima ancora che i poveri scrittori emergenti.



L'autore

Maximillian Brooks è nato a New Yorkil 22 maggio 1972.
Oltre che scrittore, è anche sceneggiatore e attore.
Foto e immagini prese da:

lunedì 7 settembre 2009

The incredible Tide










Il più disastroso conflitto mondiale di ogni tempo causa maremoti e terremoti che innalzano le acque degli oceani fino a sommergere i continenti. I pochi sopravvissuti cercano di riprendere i contatti coi loro simili, tentando di ripartire daccapo su un pianeta oceanico costellato da isole che una volta erano vette e altipiani. Il destino del giovane Conan, naufragato da solo su un isolotto, è quello di divenire uno degli elementi più importanti per l'alba di un nuovo mondo. Un racconto per ragazzi profondamente antimilitarista e dai risvolti ecologisti.




Nella vita di ogni appassionato esiste sempre un sacro Graal, un fumetto, film, canzone o album introvabili che si desidera raggiungere prima o poi. Il mio sacro Gral è stato questo libro: the incredible tide di Alexander Key. Ogni volta che da ragazzino iniziava una puntata di Conan il ragazzo del futuro leggevo la dedica a questo libro, che ho cercato per molti anni. Poi grazie a Timothy John Berners-Lee che nel '91 pagato con un contratto a progetto inventò internet ho potuto concludere la mia ricerca. Alcuni appassionati tradussero da soli l'introvabile opera mettendola in rete. Ho così scoperto perchè the incredible tide non sia mai stato tradotto in italiano ; perchè questo racconto lungo è decisamente mediocre. E' decisamente piatto e, senza guizzi di sorta. E' apprezzabile la visionarietà dell'opera di Key, ma il risultato non raggiunge nemmeno la sufficenza. Eppure in questa brutta opera Hayao Miyazaki e Keiji Hayakawa hanno visto qualcosa di grandioso e lo hanno tirato fuori. Conan il ragazzo del futuro è , e mi prendo la mia responsabilità per questo, la più grande e bella opera animata della storia. Sicuramente ai giorni nostri abbiamo avuto la fortuna di vedere il disegno animato a disposizione di opere per adulti, come i Simpson. Ma Conan rispettando l'antico volere di Alexander Key è un'opera dedicata ai ragazzi. Senza la minima traccia del maniersimo anime, pieno di ragazzi il cui unico scopo nella vita è guardare sotto alle gonne di ragazze sessuofobiche, con padellate in testa, pianti scroscianti alla Ranma o alla violenza nerd, fatta di fantomatico onore, killer imbattili e scemenze varie, conan il ragazzo del futuro porta avanti senza tentennamenti l'idea che la pace è meglio della guerra, che il lavoro, l'onesta , l'amicizia e la sincerità sono migliori dell'avidità e dello sfruttamento, che alla fine l'amore vince sempre perchè è più forte di qualunque odio. C'è anche una decisa critica alla industrializazione selvaggia , alla disumanizzazione del lavoro e anche il classismo. A livello grafico secondo me Conan sancisce un nuovo standard post apocalittico, con un disegno chiaro e sempre pulito, fatto spesso di mare e grandi spiagge.

NOTA: Quest'opera termina il miniciclo estivo sullo "Tsunami". I precedenti libri recensiti erano Il quinto giorno e Crociera nella catastrofe.


l'autore

Alexander Key nasce nel 1904 a La Plata nel Maryland ma si trasferisce presto in Florida con i genitori. Rimasto presto orfano finisce a Chicago dove inizia a scrivere e disegnare per professione. Dopo la guerra mondiale dove serve in marina si trasferisce con la moglie nelle Smoky Mountains. Celebre la sua affermazione : "i giovani sono i soli per quali valga la pena di scrivere".
Immagini foto e link all' ebook :

lunedì 24 agosto 2009

Crociera nella castrofe



Un disastro per metà sismico e per metà chimico provoca da quindici a venti milioni di morti negli Stati Uniti, e passa poi a sconvolgere il resto del globo. In totale (a meno che il fenomeno non si ripeta) il totale delle vittime si aggirerà sul centinaio di milioni... Ma questa cifra non rappresenta in fondo che appena il 3 per cento della popolazione terrestre. Perchè allarmarsi eccessivamente? E d'altra parte ci stiamo abituando a vivere tra le catastrofi. Approfittiamone dunque per dare una mano di vernice allo yacht Myflower e allontanarci dalle più immediate zone di pericolo. Con un po' di fortuna sopravviveremo, e nel peggiore dei casi avremo fatto un'interessante crociera in direzione dell'Australia... D. F. Jones, l'autore di Colossus e AT-1 non risponde, ci garantisce un viaggio incerto e pieno di suspense.


Recensione:

Crociera nella catastrofe è un ottimo libro estivo. E' anche un classico, classicissimo romanzo di fantascienza catastrofica. Tutti gli elementi di base vengono rispettati, prima la vita pre catastrofe, poi l'inizio che sfugge a tutti, poi la catastrofe diventa una minaccia sempre più grande, e i nostri fuggono via. Scappano nella maniera più classica, con una bellissima barca a vela, verso l'ovest, via dal caos e lasciandosi indietro la massa. Niente di originale quindi nella struttura dell'opera. Di notevole c'è invece che Crociera nella catastrofe è un libro veramente ben scritto, che si legge di un fiato e sopratutto che il bravo Jones mette tutta la sua conoscenza di marinaio al servizio del lettore, che si gode una descrizione della vita su una barca a vela precisa e accurata ma mai noiosa. I nostri eroi affronteranno tutte le situazioni che il mare può presentare, dalla tempesta alla bonaccia, fino allo tsunami. E' qui una piccola nota polemica: nel romanzo il quinto giorno si parla di uno tsunami e quando successe lo tsunami in Tailandia, si parlò d’impressionante capacità predittiva da parte di Frank Schätzing (*). In realtà come al solito quando si parla di originalità bisogna essere più corretti. D'altra nemmeno Dennis Feltham Jones è il primo a parlare di tsunami... Un altro elemento di interesse è come i maschi anglosassoni interpretano il rapporto con le donne. C'è una sorta di idealizzazione della donna che allo stesso tempo non si riesce a vedere come una persona integra e capace di raziocinio. La reazione del maschio è la fuga rassegnata dalla donna che credeva di amare e che crede che lo abbia tradito. Insomma è una cosa abbastanza irritante, a volte viene voglia di incitare il protagonista boccalone ad affrontare la sua amata con un po’ di C&C, cazzo & cazzotti, altro che tormenti vittoriani! Per fortuna alla fine il babbeo di turno riesce a completare la sua crescita e a diventare un po’ più adulto! Scherzi a parte per un lettore "latino" molte elucubrazioni mentali dal freddo mondo anglosassone risultano semplicemente incomprensibili. Credo che prima o poi scriverò qualcosa di generico su come venga visto il rapporto tra i sessi nelle varie letterature. Come cambia a seconda della nazione, della religione, del genere e dell'età del target di riferimento. Ma anche e sopratutto come cambia a seconda del sesso di chi scrive. Infatti, sono le donne che scrivono le cose più strane e perverse, che lasciano spesso il lettore basito a chiedersi da quale pianeta provengano! E' curioso anche notare che moltissimi scrittori di fantascienza siano stati militari di professione e nemmeno tanto imboscati in qualche ufficetto sperduto ma spesso in prima linea e con compiti di comando. Sembra dunque che considerare il militare tipo un ottuso scimmione senza cervello sia un altro, l'ennesimo, pregiudizio. Anche su questo argomento intendo tornare prima o poi.
L'autore:
Dennis Feltham Jones è nato nel 1917 ed è morto nel 1981. Prima di diventare scrittore di fantascienza è stato un capitano di marina e ha servito nella seconda guerra mondiale.
(*)
La polemica con l'intervista linkata riguarda i toni estasiati, da rivelazione biblica, più che altro suggeriti dall'intervistatore. E' giusto ogni tanto ricordare a chi crede di aver scoperto il senso della vita che si tratta solo di acqua calda. Ovviamente ciò non toglie niente al romanzo dell'autore tedesco. Semplicemente ogni tanto vanno messi i puntini sulle i, anche se solo in un piccolo blog.
L'intervista che è linkata riporta :
Al centro del suo libro c’è una impressionante, perfetta descrizione dello tsunami. Come è arrivato a questo e che effetto le ha fatto vedere poco dopo realizzarsi nella realtà queste sue pagine scritte?
Ho letto sugli tsunami tutto quello che c’è da leggere. Ho parlato con esperti di fenomeni naturali e con studiosi di onde, che cioè si dedicano all’analisi del movimento delle onde, creato artificialmente all’interno di bacini appositi. Ho anche parlato con esperti dell’area del Pacifico. che avevano già vissuto in prima persona uno tsunami. Non ho inventato nulla che non ci fosse già prima. Ho semplicemente descritto un fenomeno della natura che ciclicamente si ripete. Ero sicuro che prima o poi nella mia vita ne avrei visto uno anch’io ma non credevo così presto.
Si parla di persone che hanno riconosciuto i segni premonitori della catastrofe grazie al suo libro.
È vero molti avevano letto il libro, alcuni prima, altri addirittura in vacanza. E qualcuno era arrivato al capitolo dello tsunami proprio il giorno prima che si verificasse in realtà. Molti mi hanno scritto lettere in cui mi ringraziavano perché erano riusciti a salvarsi grazie al mio libro e ho incontrato anche alcune di queste persone: è stato molto commovente.
La riporto fedelmente perchè internet è un grande mare e ogni tanto qualcosa si perde. In questo caso anche se la pagina sopra descritte dovesse svanire, non svanirà il riferimento citato.
immagini e foto e notizie sono prese da:

martedì 28 luglio 2009

Il quinto giorno

Gennaio, costa del Perù. Il povero pescatore Juan non crede ai suoi occhi: dopo lunghe settimane di magra, si stende davanti a lui un enorme banco di pesci. Ma il terrore cancella ben presto la felicità: i pesci, muovendosi come un unico essere, distruggono la rete, ribaltano la barca e impediscono all'uomo di raggiungere la superficie. Marzo, Norvegia. A bordo di una nave oceanografica un biologo e una scienziata osservano milioni di "vermi" luminescenti che sembrano aver invaso lo zoccolo occidentale. Da dove vengono? Cosa sono? Pochi giorni dopo, Canada. Un gruppo di balene attaccano la Barrier Queen e la affondano. Il mondo intero sarà drammaticamente coinvolto in questi avvenimenti in apparenza così lontani tra loro.

Frank Schätzing ci dimostra come si possa scrivere un gran bel libro senza avere il minimo talento per la scrittura. Il suo stile lascia a desiderare e può essere tranquillamente definito men che mediocre per uno scrittore di professione. Sfogliando in libreria questo libro più di una volta l'ho lasciato cadere disgustato dopo aver letto le primissime pagine. Soltanto una lunga trasferta in quel di Milano e la solitudine di un albergo mi hanno smosso all'acquisto in una delle grandi librerie di piazza duomo. Lo stile, come dicevo, è mediocre e i personaggi sono tratteggiati in modo superficiale. Lo stesso svolgimento dell'azione lasciano perplessi. Perché e come ha fatto questo pubblicitario a ottenere un grande libro? Semplicemente perché sapeva di cosa parlare e aveva un grande argomento: il mare. Il mare, la culla della nostra specie, sta subendo in questi anni tali e tanti affronti che lasciano sgomenti. Rifiuti di ogni sorta vi vengono sversati, fino alle scorie radioattive e armi biologiche. Carcasse di ogni tipo, perfino sottomarini nucleari, giacciono nei fondali liberando inquinamento e veleni. Gli scarichi della nostra società finiscono tutti in mare, la pesca intensiva ha decimato le popolazioni marine. Inquinamento agricolo, estrazioni petrolifere, migliaia di tonnellate di plastica stanno uccidendo il mare. Tantissime specie sono a rischio di estinzione e molte sono già scomparse.
Schätzing si è molto documentato e ha creato questo libro unico, una sorta di grido dall'allarme tradotto nel linguaggio catastrofico. Alla fine , per contrappasso , il mare si vendica. Purtroppo l'orrore vero è che non ci sarà alcuna vendetta, stiamo uccidendo il mare da cui siamo nati e ne pagheremo le conseguenze prima o poi.
Un altro elemento di interesse è leggere un libro non anglosasso-centrico, dove esistono anche altri popoli oltre che gli americani e gli inglesi e dove gli americani posso anche essere i cattivi.

L'autore :
Frank Schätzing è nato a Colonia il 28 maggio del 1957. Prima di diventare scrittore è stato pubblicitario e produttore musicale.










Immagini e foto prese da:
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1572&biografia=Frank+Sch%E4tzing
http://cinecritica.leonardo.it/blog/2007/mag/pag1/maggio.html

lunedì 20 luglio 2009

Io sono leggenda. seconda parte

In Io sono leggenda Matheson mette moltissima carne al fuoco e non sempre riesce a portare in fondo tutti gli spunti che inizia. D'altra parte questo lasciare aperto all'interpretazione del lettore è voluto e riesce a diventare un punto di forza. Intanto c'è il concetto di diverso. Se nel mondo tutti diventano diversi chi è il diverso adesso? Il ribaltamento della prospettiva e della percezione di normalità è potentemente espresso e fa riflettere, ma su cosa? A cosa si riferisce lo scrittore? La normalità è qualcosa di negativo forse? Ad esempio Robert Neville è forse un razzista e i vampiri che lo assediano sono i diritti civili che avanzano? Sono i neri , gli omosessuali che chiedono uguaglianza, sono gli attivisti politici che premono alle porte e vogliono un cambiamento? Oppure Neville è l'ultimo dei conservatori e si oppone al nuovo? Ma potrebbe anche essere un conservatore positivo, che non vuole fare entrare l'immoralità, la dissoluzione di antichi rapporti di rispetto, l'uomo saldo che non cede di fronte agli uomini dissoluti. Il vampiro d'altra parte è nato per rappresentare l'uomo (e la donna) che rifiutano di crescere , di farsi una famiglia, di vivere alla luce del sole invece che nella penombra dei locali. Che vogliono passare da una passione e da un amore momentaneo di una sera a quello eterno e tranquillo della famiglia. Che rifiutano di invecchiare e che per vivere hanno sempre bisogno di sangue giovane, giovani donne e giovani uomini attorno che scacciano la morte.
Matheson non chiarisce e non decide quindi se condannare Neville o se eleggerlo ad eroe. Si tratta di una incertezza voluta, e realistica. Quando le cose cambiano sempre si peggiora ma sempre si ottiene qualcosa di meglio. Lo stesso Neville che è assediato dai mostri a sua volta è un mostro e così appare alla ragazza che scappa di fronte a lui nel finale del libro.
Ci sono poi tutte le ansie e le paure del maschio mathesiano che vengono rovesciate su Neville, la solitudine, il sesso, la famiglia che muore che lui non riesce a proteggere , simboleggiata dal terribile episodio della moglie che resuscita e ritorna. Naturalmente Neville non cede a nessuna di queste cose e non arretra mai di un metro. Per farlo fuori dovranno venire a prenderlo di forza perché altrimenti rimarrà fermo e saldo per sempre.
C'è infine il cambiamento della società, totale, dove addirittura si insedia una nuova specie; ma nonostante tutto questo la nuova società è uguale a quella vecchia, dove si elargiscono glorie ed onori ai suoi membri che la difendono violentemente. Non cambia il paradigma. C'erano eserciti spietati e poliziotti spietati , brutali e riveriti e ecco che anche nel nuovo mondo ci saranno membri in divisa autorizzati ad esercitare una brutale violenza e a ricevere in cambio una gratitudine ammirata. Matheson anticipa gli anni '60 ma va addirittura oltre, ne vede i limiti. Arriveranno gli anni '60 , i diritti civili , l'opposizione alla guerra del Vietnam ma dopo finiranno e la società non sarà così cambiata, ancora ci saranno guerre sporche e chi si opponeva prima si ritroverà stanco e disilluso. Infine c'è la superstizione , la paura dell'ignoto e del diverso, cauterizzata dal fuoco purificatore. L'eliminazione di chi non è come noi. Che viene rovesciata; l'assassino diviene vittima, l'inquisitore carnefice che viene torturato e bruciato vivo. Per esorcizzarlo. Ma non si riuscirà mai a cambiare la nostra natura, anche quando il mondo sarà tutto pieno di vampiri, qualcosa ci farà paura e terrore. Ci sarà sempre acquattata in un angolo buio una terrificante leggenda.


I film
Per una volta voglio fare uno strappo alla regola che mi sono imposto, di non parlare mai dei film realizzati a partire dalle opere che recensisco. Il fatto è che riguardo a io sono leggenda ho trovato molto in rete e quasi tutti i commenti sull'ultima pellicola tratta da questo libro sono molto negativi. Sostanzialmente le critiche si riferiscono a due precise cause, ch il film non sia fedele al libro e che i suoi predecessori erano molto migliori.
Io credo che film e libri siano forme d'arte separate con ritmi e convenzioni diverse. Questo è il motivo per cui non ne parlo in questo blog. Da ottimi libri sono stati realizzati pessimi film mentre da pessimi libri sono stati realizzati ottimi film e la fedeltà c'entra poco. Nel primo film Vincent Price è veramente un gigante ma la storia rimane troppo intima, troppo personale. Le atmosfere sono troppo Horror, poco legate al contesto. Il secondo film è invece un film pop, anni '70. Quasi un James Bond dell'Orrore, che comunica poco allo spettatore oltre che apparenza.
Bene ha fatto invece Francis Lawrence ad attualizzare e ad inserire elementi nuovi nel suo film. Lawrence va oltre il romanzo di Matheson inserendo il tema della responsabilità. Neville come americano e membro attivo della società è responsabile della diffusione del virus e quindi DEVE fare qualcosa. Virus che sotto sotto rappresenta il terrorismo dell'11 settembre. L'orrore si è scatenato per colpa NOSTRA, per colpa di TUTTI e quindi TUTTI, e quindi anche Robert Neville che ora questi tutti rappresenta da solo deve darsi da fare e risolvere il problema. Niente fuga, niente resa, niente lavarsi le mani o girare la testa. QUI è iniziato e qui si resta finché non si risolvono le cose . Io sono leggenda è il primo film blockbuster (il primo telefilm era Hero) a porsi delle domande precise e a dare delle risposte precise sulla assurda lotta al terrorismo. Lo fa attraverso il suo campione, Will Smith - dottor Robert Neville , che riscatta tutta la sua gente e tutta la sua nazione. Distruggere è facile, costruire è molto molto più difficile, un compito duro, un compito da eroi normali , un compito che può essere assolto senza tentennamenti, giorno dopo giorno, contro tutto e tutti, solo da una leggenda.

Biografia:
Richard Burton Matheson nasce nel 20 febbraio 1926 nella città Allendale (USA). Serve nell'esercito del suo paese e viene congedato dopo un ferimento, dopodiché frequenta la scuola di giornalismo. Inizia molto presto a scrivere e a pubblicare romanzi e racconti. Affianca il lavoro di romanziere con quello di sceneggiatore. Pur rifiutando per molti anni l'etichetta di genere alla fine è costretto a capitolare, vista l'enorme influenza che la sua opera ha comportato su intere generazioni di scrittori e di sceneggiatori.

Immagini e foto tratte da :
http://www.movieforum.com/features/y2k/iamlegend/richardmatheson.shtml

lunedì 13 luglio 2009

Sciopero



Come ancora molti non sanno è in dirittura di arrivo una legge censoria contro la libertà di espressione in rete. Questo blog pur non occupandosi di politica o di altri temi scottanti non può che aderire. L'informazione in Italia ha sempre versato in uno stato comatoso ma attualmente siamo arrivati a livelli "cubani". Il colpevole principale, non può essere negato, è l'attuale presidente del consiglio e conseguentemente l'attuale governo. Francamente a livello personale non credo che ci sia più possibilità per il nostro paese di risollevarsi a breve. Viviamo una decadenza che non può che peggiorare. Credo anche che Berlusconi non sia che la punta di un enorme iceberg trasversale fatto di inefficenze, racomandazioni, mafie varie. E' l'effetto più che la causa . Siamo su una china discendente e non la caduta non si arresterà presto. Per questo come cittadino Italiano aderisco allo sciopero, anche se dovesse rivelarsi inutile. Perchè la libertà non te la da nessuno se non lotti per averla.

venerdì 3 luglio 2009

Io sono leggenda. prima parte

È il 1976. Robert Neville torna a casa dopo una giornata di duro lavoro. Cucina, pulisce, ascolta un disco, si siede in poltrona e legge un libro. Eppure la sua non è una vita normale. Soprattutto dopo il tramonto. Perché Neville è l'ultimo uomo sulla Terra. L'ultimo umano sopravvissuto, in un mondo completamente popolato da vampiri. Nella solitudine che lo circonda, Robert esegue la sua missione, studia il fenomeno e le superstizioni che lo circondano, cerca nuove strade per lo sterminio delle creature delle tenebre. Durante la notte Neville se ne sta rintanato nella sua roccaforte, assediato dai morti viventi avidi del suo sangue. Ma con il sorgere del sole è lui a dominare un gioco crudele e di meccanica ferocia, scandito dalle luci e dalle ombre di un tempo sempre uguale a se stesso e che impone la ripetizione di un rituale sanguinario. In questo mondo Neville, con la sua unicità, si è già trasformato in leggenda.

Arriva la catastrofe, che fare? Ovviamente si scappa. Arriva lo tsunami , saliamo sulla collina! Arrivano gli alieni!! Scappiamo sui monti! La città collassa economicamente, via in campagna. Arriva l'inverno senza fine, scappiamo al sud! Scappiamo in barca! E se non basta costruiamo un'astronave e andiamo nello spazio! Scappiamo in un'altra dimensione, rifugiamoci nelle pieghe del tempo!!
Ma c'è qualcuno che DECIDE di non fuggire. Che non prende nemmeno in considerazione la cosa. Che non solo rimane , ma rimane da solo, con i suoi ritmi e le sue abitudini, che non permette alla fine del mondo nemmeno di mandarlo via dalla propria casa. E lotta da solo contro la catastrofe, fino alla fine. Quest'uomo è Robert Neville, creatura letteraria di Richard Matheson.
Io sono leggenda non è il miglior libro, ancorché' il più famoso, di Matheson, ma è una tappa fondamentale nella definizione del maschio mathesiano.



Il maschio di Matheson

Pur avendo tratteggiato degli ottimi personaggi femminili, come nel racconto La preda, Matheson ha cercato di definire nella sua produzione di romanzi lunghi il suo "maschio". In opere come Duel, Io sono leggenda e sopratutto nella summa 5 mm al giorno, il suo capolavoro secondo me, Matheson definisce un tipo d'uomo che deve affrontare sfide impossibili. tutte le sfide e le difficoltà sono maschili e viste da un punto di vista prettamente maschile. Il protagonista viene messo di fronte a nemici più forti fisicamente o intellettualmente, più dotati di mezzi. Deve affrontare l'impotenza, il tradimento, la solitudine, la vecchiaia. L'umiliazione di non poter mantenere più la famiglia, l'abbandono da parte della figlia , il licenziamento, l'inadeguatezza, la malattia, il divorzio.
Di fronte a tutto questo Matheson pone sempre un uomo normale, non un potente tycoon dell'economia o della finanza, ne un grande scienziato dall'intelligenza prodigiosa e nemmeno un rambo imbattibile. Nemmeno i suoi protagonisti sono persona originali, scrittori, artisti o altro. Si tratta sempre dell'uomo medio più medio che non si può, che solitamente fa l'impiegato. D'altra parte si tratta sempre di uomini che credono nella famiglia e fanno di tutto per proteggerla, per farsene carico, anche se la famiglia li tradisce.
L'uomo Mathesiano non cede mai. Barcolla ma non molla. Di fronte a qualunque cosa rimane acciaccato ma in piedi. mai chiede pietà o maledice il destino o accusa gli altri. Senza alcun alibi affronta tutto a testa alta e non arretra mai di un solo metro. E tutto questo lo fa senza essere un eroe o un deus ex-machina, ma semplicemente perché non ha alternative. E' fatto così, conosce solo un modo di vivere. Non sceglie. Matheson da la stura ad ogni paura del maschio ma nessuna di questi orrori riesce ad avere la meglio. E alla fine il suo uomo, dopo tutto, si alza, si arma e esce a caccia.

continua ->

venerdì 19 giugno 2009

Lebbra antiplastica


Da molti anni la fantascienza dice, spiega, dimostra ai suoi sempre più numerosi lettori quanto la società moderna, proprio per la sua immensa e ambiziosa complessità, sia dipendente da pochi fattori. E oggi, con la crisi del petrolio, anche chi non legge (e fa male!) Urania, ha dovuto rendersene conto. Un altro punto vulnerabilissimo è costituito dalla plastica, le cui infinite applicazioni determinano la nostra vita quotidiana ben al di là di quanto l'uomo della strada non immagini. Un gigantesco jet precipita vicino a Londra; il centro della metropoli inglese è paralizzato dal più disastroso ingorgo della sua storia; un sommergibile nucleare scompare in Atlantico senza lasciare traccia. Questi tre incidenti sono collegati da un filo misterioso, che ben presto rivela in tutta la sua spaventosa gravità: la plastica "cede", la plastica "muore". E' l'inizio di una disperata battaglia per salvare il mondo; è la cronaca di una crisi che saranno in pochi a trovare gratuita, esagerata, incredibile. Ormai, purtroppo, sappiamo dove stiamo.

Recensione:

Lebbra antiplastica è sicuramente una pessima traduzione del più accattivante titolo originale :Mutant 59 the plastic eater. La scelta non fu felice oppure dettata da logiche commerciali che adesso non sono più attuali. In ogni caso sotto il brutto titolo riposa un romanzo tutt'altro che spiacevole. Sicuramente Lebbra antiplastica si differenzia rispetto alla classica fantascienza catastrofica inglese per due elementi collegati tra loro,il livello culturale dei personaggi e la conseguente risoluzione delle situazioni drammatiche. I protagonisti non sono come quasi sempre degli scimmioni con la terza elementare, incapaci di coltivare un orto o di cambiare una lampadina ma sono tutti laureati in discipline scientifiche. Sicuramente l'influenza di Kit Pedler, che prima che scrittore era uno scienziato di grande livello, si sente parecchio. Tutti i protagonisti finiscono nelle solite situazioni incasinate del catastrofismo, rimangono bloccati in metropolitana, si trovano a dover convincere politici cretini, militari teste quadre , si imbattono nello scetticismo della "gente comune" mentre sono su aero in volo che rischia il collasso strutturale ecc. Chiaramente poi ci sono i cattivi, come l'avido Kramer che trascura la moglie e vuole solo far soldi. Ma tutte queste situazioni si risolvono in maniera diversa dal solito, ed è con un certo piacere leggere di personaggi che non si comportano in maniera evidentemente idiota e non trascurano nessun indizio per risolvere una certa situazione. Quindi l'elevata preparazione di tutti quanti smonta i vari cliché del genere. Questo chiaramente oltre a rendere il romanzo originale potrebbe però scoraggiare qualche lettore che vuol vedere l'eroe di turno, solitamente un addetto alle pompe di benzina , salvare il mondo grazie alle sue grandi (?) trovate.
Il romanzo risente delle atmosfere dei primissimi anni '70, un momento storico in cui ancora il mondo correva come un treno e si credeva che la scienza, in questo caso la chimica e la petrolchimica, potessero tutto. D'altra parte il giudizio degli autori è netto: la scienza non può prevedere tutto e la catastrofe si può annidare nei posti più impensati.

Gli autori:
Kit Pedler (nella foto) è lo pseudonimo di Christopher Magnus Howard Pedler. E' nato nel 1927 ed è morto nel 1981. E' stato uno scienziato e uno scrittore, sia di fantascienza che di divulgazione scientifica in generale.

Gerry Davis è nato nel 1930 ed è morto nel 1991. Ha scritto per la televisione oltre che romanzi di fantascienza.

Nota:
la creazione di particolari batteri in grado di "mangiare" la plastica è allo studio da molti anni. Lo stato dell'arte è molto avanti , come si può vedere da questo articolo : http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/es801010e.

Immagini e foto prese da:
http://www.italcombiodegradabile.com/descrizione.html
http://homepage.ntlworld.com/john.seymour1/ukbookguide/Series/Doomwatch/mutant59.html
http://www.ebay.it/
http://www.absoluteastronomy.com/topics/Kit_Pedler

venerdì 5 giugno 2009

Le città invisibili

" Che cos'è oggi la città per noi? Penso di aver scritto qualcosa come un ultimo poema d'amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città. "










Sicuramente lo scrittore di oggi è molto fantastico e per niente scientifico,ma lo sguardo acuto e implacabile dell'artista Italiano travalica i tempi e va a vedere il futuro, come pochi scrittori di genere sono mai riusciti a fare. Calvino in questi raccontini brevissimi,di due tre pagine, raggiunge delle vette letterarie che pochi hanno toccato, nella storia della letteratura mondiale. Questo libro è un atto d'amore per le città, che come dice Calvino, stanno cambiando e non saranno mai più come prima. Non tutta l'opera racconta del futuro, ma soltanto quando parla delle città continue Calvino descrive forse quello che vedeva a suo tempo, ma che ricorda molto di più il nostro, come se il suo sguardo visionario avesse squarciato il velo oscuro. D'altra parte Calvino è sempre stato un amante della fantascienza! Con lo strattagemma del racconto dentro il racconto, Marco Polo e Kublai Khan parlano delle città che hanno visto. Questo collante sinceramente è la parte meno riuscita del libro perché risulta noiosa e secondo me toglie incisività ai racconti, anche se probabilmente segue qualche astrusa regola di scrittura sperimentale di cui troverete traccia in rete(suggerimento:cercate letteratura combinatoria)! Il vostro Lettore invece legge e giudica quel che legge, senza bisogno di manuali..
Al contrario nei racconti veri e propri Calvino probabilmente scrive le cose migliori mai scritte in Italia e forse nel mondo per quanto riguarda il racconto breve, dando prova di uno stile strepitoso e irraggiungibile. Sicuramente con Calvino la lingua Italiana viene riscritta, senza bisogno di alcuna invenzione di neologismi ed è utilizzata al massimo livello e oltre dall'artista che cesella ogni racconto come una pietra preziosa e perfetta. Calvino racconta delle città e la memoria,le città e il desiderio, le città sottili ecc facendo vivere in poche righe questi luoghi sotto i nostri occhi, e in ogni caso non possiamo fare a meno di pensare a posti che abbiamo visitato davvero, ma che nello stesso tempo si trasfigurano in icone adatte ad ogni tempo e ad ogni luogo.
Ma è nella seconda parte che i nostri nervi di catastrofisti vengono fatti vibrare:
Ci sono città che non finiscono mai, che si sono consumate tutto il suolo e non rimane altro che una distesa infinita di case, magazzini e attività che sono più terrorizzanti dei mostri di Cthulhu, perché sono già qui e ne siamo circondati. Altre dove la sovrappopolazione finisce per eliminare ogni spazio libero. E poi c'è Leonia, la città della spazzatura, che ne produce sempre di più e sempre meno degradabile e la accumula ai suoi confini creando una catena montuosa che la avvolge mentre oltre altre città, altre Leonie fanno lo stesso finché questi cerchi di immondizia si toccheranno e Leonia sarà travolta e sepolta e sopra ci faranno un'altra discarica. Queste sono le città continue, le città di oggi. E' quello che Calvino vedeva anni fa e ora vediamo tutti noi. Città sovrappopolate , in cui manca lo spazio vitale e la natura, città caotiche, che consumano tutto, che invadono tutto e tutto diventa città.
Dal documentario recentissimo di report sembra che in Brianza il consumo di suolo abbia raggiunto l'87% e continua a crescere. Siamo arrivati al capolinea e la speculazione, questo mostro eterno sempre evocato e mai affrontato seriamente ora vince e ci travolge. Che faremo ora che tutte le nostre città sono delle Leonie e delle Pentesilea??

biografia:

Italo Calvino nasce a Santiago del Las Vegas a Cuba, nel 1923 e muore a Siena nel 1985.
Tornato in Italia con la famiglia inizia a studiare Agraria ma la poca vocazione e la seconda guerra mondiale interrompono i suoi studi. Diventa partigiano e si iscrive poi al PCI. Torna a studiare, ma lettere e si laurea. Inizia a scrivere sul "Politecnico" e nel 1947 esordisce come scrittore. Diventa poi dirigente della casa editrice Einaudi dove rimane fino agli anni '80, quando passa alla Garzanti. In tutti questi anni continua a scrivere.



immagini e foto prese da:
http://www.casalecchiodelleculture.it/web/index.php?mact=News,cntnt01,detail,0&cntnt01articleid=195&cntnt01returnid=15
http://www.mescalina.it/libri/recensioni-libri.php?id=193